CasaPound fa paura a sinistra e M5S. Solo politica o è questione di affari?

Casa Pound fa tanta paura alla sinistra e al Movimento 5Stelle. Tanto che quando si parla di sgomberi a Roma vengono sempre citati gli immobili occupati dal movimento della tartaruga. Nonostante siano una percentuale infinitesimale rispetto a tutti i locali occupati senza titolo dai centri sociali legati all’estrema sinistra. Dove spesso si registrano casi di spaccio di droga e l’immigrazione clandestina e irregolare trova facile rifugio. E qui alcuni movimenti come le Sardine hanno anche tenuto recenti incontri elettorali. Ma il problema  della casa nella Capitale sembra legato alle 18 famiglie italiane ospitate a via Napoleone III. O all’occupazione delle casette di Ostia costruite per i militari. E abbandonate da anni. Perché se legalità deve essere, allora dovrebbe valere allo stesso modo per tutti. Invece esistono a Roma  vere e proprie zone franche, dove tutto è permesso. Così viene il dubbio che dietro ci possa essere anche altro. Oltre ovviamente all’antifascismo militante a comando che fa sempre scena nei salotti radical chic di Roma.

E allora il quotidiano online Primato Nazionale da’ una lettura dei fatti diversa e originale. Nella scia della commistione tra affari e politica. CasaPound darebbe fastidio proprio ai palazzinari più spregiudicati e agli speculatori della Capitale. Impedendogli di realizzare affari d’oro con le compravendite dei loro immobili.

CasaPound ha impedito plusvalenze miliardarie, ecco perché la odiano. La denuncia di Primato Italiano

Il giornale online Primato Italiano fornisce una lettura diversa sull’accanimento che da diversi anni si sta realizzando contro CasaPound. Lasciando per un attimo da parte la matrice politica. Che sarebbe la buona scusa per attaccare il movimento della tartaruga per vicende molto più concrete. E legate al mondo degli affari immobiliari romani. Il teorema è molto semplice e suggestivo. Ci sono gruppi di imprenditori furbetti che negli anni si ritrovano con palazzi e immobili invendibili. Magari perché il prezzo del mercato è crollato o perché l’investimento era sbagliato fin dall’inizio. Allora inizia il contatto con le pubbliche amministrazioni. Magari per affittare gli immobili rimasti sul ‘groppone’ per esigenze di emergenza alloggiativa. O per provare a venderli. Con prezzi spesso altissimi e fuori mercato.  Un intreccio tra politica e interessi privati che Primato Italiano fotografa con precisione. E che avrebbe caratterizzato gli ultimi decenni di una parte della storia della imprenditoria del mattone romana.

Da via Napoleone III a via Lima. Ecco le occupazioni che hanno dato fastidio ai potenti di Roma

Da via Napoleone III a via Lima. Queste sarebbero solo alcune delle occupazioni che hanno dato fastidio. Messe in atto da CasaPound per  dare un alloggio a famiglie italiane che pur avendo diritto non sarebbero mai riuscite a scalare la graduatoria. Ma secondo la ricostruzione del quotidiano Il Primato Italiano i poteri forti di Roma su quei palazzi avevano altre idee. Via Lima per esempio stimato circa sei milioni di euro nel 2000 sarebbe stato offerto a 60 milioni da un noto immobiliarista romano a Confcommercio. E 39 milioni sarebbero finiti in un conto alle Cayman. In quella famosa vicenda legata a Stefano Ricucci e alla scalata fallita al Corriere della Sera. E poi arriviamo ai giorni nostri, con la battaglia della sindaca Raggi contro le famiglie di via del Colosseo. Una di quelle 60 mila occupazioni censite dal Prefetto Tronca. Dopo la sfiducia ad Ignazio Marino. Sgomberi che se venissero eseguiti metterebbero in mezzo alla strada circa 250 mila persone. Ma si pensa sempre e solo a CasaPound. E in questo caso oltre alle denunce per occupazione abusiva di immobile c’è sempre l’aggravante della discriminazione e dell’incitamento all’odio razziale. E il vento del cambiamento che qualcuno aveva promesso può ancora attendere.

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