Cassonetti pieni, spazzatura in Abruzzo. Continua l’emergenza

Continua l’emergenza rifiuti a Roma. Nonostante il sindaco Gualtieri, all’atto dell’insediamento, avesse promesso di ripulire la città in poche settimane. Ma le cose sono andate diversamente. Soprattutto a causa dell’incendio, che lo scorso giugno ha distrutto il TMB di Malagrotta. Così, 900 tonnellate di spazzatura al giorno rimangono per gran parte per strada. Ai bordi dei cassonetti, lungo i marciapiedi. Tra le proteste dei residenti, odori nauseabondi e rischi igienico sanitari. D’altronde, la situazione non è facilmente risolvibile, almeno a breve. Perché discariche e impianti alternativi non ce ne sono. Rocca Cencia funziona a mezzo regime, Albano è sequestrata. Il termovalorizzatore di Colleferro chiuso. La discarica di Rocca Secca nel frusinate esaurita. Alcuni privati aiutano, come la Rida Ambiente di Aprilia. Ma per superare l’emergenza ci vuole altro. Un nuovo Piano rifiuti, ad esempio. Che dovrà anche decidere una buona volta sul termovalorizzatore. Sul quale è addirittura caduto il governo. Intanto, l’immondizia continua ad andare fuori regione. Con costi altissimi, che pagano i cittadini in bolletta. E dovendo anche ringraziare le amministrazioni che danno questa opportunità. E che trattando l’immondizia di Roma, riescono a ridurre le bollette e a produrre energia. Cose che qui, sembrano semplicemente impossibili.

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Quella spazzatura sempre in viaggio

Intanto però la città continua ad avere bisogno dei territori vicini. Ragion per cui la giunta regionale ha approvato al proroga fino al 31 dicembre 2022 del conferimento dei rifiuti urbani indifferenziati prodotti da Roma Capitale negli impianti abruzzesi di trattamento meccanico biologico.

Il rinnovo rientra nell’Accordo di programma sottoscritto da Regione Lazio e Regione Abruzzo per contribuire al fabbisogno di trattamento dei rifiuti della Capitale. E prevede nei prossimi mesi la gestione di circa 33.750 tonnellate di residui urbani raccolte da Ama. In particolare, 2.500 tonnellate potranno essere lavorate presso l’impianto Aciam nel comune di Aielli, in provincia de L’Aquila, e 31.250 tonnellate presso l’impianto Deco nel comune di Chieti. Almeno finché la Regione Lazio e la Capitale non troveranno una soluzione.

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