‘Censite gli alunni palestinesi nelle scuole”, scoppia la polemica: “Schedatura”. Il Mim: “Censimento”

circolare ministero istruzione

Basta una circolare del ministero dell’Istruzione per trasformare un atto amministrativo in un caso politico nazionale. Al centro della polemica la richiesta alle scuole di rilevare gli alunni palestinesi presenti nelle classi italiane. Per l’opposizione è una schedatura discriminatoria. Per il ministero, un monitoraggio già sperimentato con altri studenti stranieri. In mezzo, le scuole. E soprattutto i bambini.

La circolare del ministero e il nodo del “censimento”

Il documento, inviato l’8 gennaio, chiede agli istituti, pubblici e paritari, di comunicare entro pochi giorni il numero degli studenti palestinesi iscritti e l’ordine di scuola frequentato. Dati essenziali, secondo il Mim, per organizzare supporto linguistico e percorsi di integrazione.
Ma la scelta di focalizzarsi su una sola nazionalità ha immediatamente sollevato più di un sopracciglio. La parola “rilevazione” è diventata, nel dibattito pubblico, sinonimo di censimento. E da lì, il passo verso l’accusa di discriminazione è stato breve.

Le accuse e le repliche: “Una schedatura su base etnica”. “Solo buonsenso”

Le reazioni non si sono fatte attendere. L’Usb Scuola parla apertamente di atto inaccettabile, denunciando una schedatura su base nazionale all’interno della scuola pubblica. Toni durissimi, che chiamano in causa il rischio di ghettizzazione e l’uso improprio di dati sensibili. Sulla stessa linea il Partito democratico. Il segretario Pd di Roma contesta la ratio della circolare: perché censire solo i bambini palestinesi e non tutte le comunità straniere? Il riferimento al precedente ucraino, secondo i Dem, non regge. Allora, sostengono, c’era un piano straordinario di accoglienza, qui no. E senza un progetto strutturato, il monitoraggio rischia di diventare un’etichetta.

La risposta arriva dal fronte della maggioranza. Giorgia Latini, deputata della Lega e vicepresidente della commissione Cultura, accusa il Pd di alimentare una polemica ideologica. «Il ministero aveva già chiarito tutto. Non è un censimento, ma un monitoraggio identico a quello fatto per gli ucraini, utile a organizzare meglio il supporto linguistico e l’integrazione». Secondo Giorgia Latini parlare di schedature è una forzatura che finisce per «strumentalizzare i bambini» e colpire il lavoro del ministro Giuseppe Valditara.

Il chiarimento del Ministero: “Strumentalizzazione ingiusta”

A mettere un punto interviene direttamente il ministero dell’Istruzione e del Merito, attraverso la capo dipartimento Carmela Palumbo. L’obiettivo, per il ministero, è favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi, conoscendone il numero e la distribuzione nei vari ordini di scuola.

«Le modalità sono le stesse adottate in passato per gli studenti ucraini», chiarisce il Mim, respingendo l’idea di qualsiasi utilizzo improprio dei dati. E avverte: trasformare una misura pensata per l’accoglienza in un caso mediatico sarebbe «una strumentalizzazione». La polemica, però, resta. Perché quando si parla di scuolaminori e identità, ogni parola pesa. E anche una circolare può diventare una miccia.

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