Centrale del latte di Roma, la Cassazione riapre il dossier, Santori (Lega): “Stop svendita, Gualtieri venga in aula”
Roma, il consigliere capitolino Fabrizio Santori (Lega) chiede di fermare subito ogni ipotesi di vendita (varata dalla Giunta Gualtieri a settembre scorso) della Centrale del Latte e pretende un confronto pubblico con il sindaco Gualtieri in aula Giulio Cesare alla luce di una recente sentenza della cassazione che mette in dubbio la titolarità del 75% delle quota di maggioranza, mentre emergono interrogativi su investimenti e vincoli collegati anche a 4 milioni di fondi PNRR concessi a ottobre scorso, come reso pubblico da una recente inchiesta de Il Nuovo 7 Colli. Ma procediamo per gradi.
Centrale del latte di Roma, dal rilancio promesso alla dismissione “silenziosa” di Gualtieri
Nelle ultime settimane-mesi con una serie di inchieste Il Nuovo 7 Colli (articolo 1, articolo 2, articolo 3) ha ricostruito la parabola della Centrale del Latte di Roma. Dal ritorno sotto controllo pubblico dell’estate 2023, celebrato come “riconquista” dalla giunta Gualtieri, fino all’inserimento a inizio settembre scorso dell’azienda tra le partecipate da dismettere, ratificata dalla giunta Gualtieri (assente il primo cittadino). Passando per conti in rosso del 2024 e atti amministrativi rimasti sotto traccia. A valle di questo lavoro giornalistico, arriva l’affondo politico: Fabrizio Santori (consigliere capitolino in quota Lega) chiede lo stop alla “Svendita e un confronto pubblico in Assemblea Capitolina”.
Cassazione: niente “via libera” definitivo, la partita torna in Corte d’Appello
Il punto di svolta – politico ma anche mediatico – è la recentissima sentenza della Suprema Corte (di fine dicembre) che cassa una precedente decisione e rinvia alla Corte d’Appello di Roma “in diversa composizione” il destino del 75% delle quota di centrale del Latte di Roma. In sostanza, si riaprono profili che – nella lettura giornalistica e politica – possono incidere sulla solidità del pacchetto di controllo e quindi sul valore “vendibile” dell’asset.
È l’elemento che oggi rende la dismissione più delicata e più esposta a rischi, perché qualunque operazione di mercato, con un contenzioso potenziale sul tavolo, tende a scontare in prezzo, garanzie e clausole di salvaguardia.
Le parole di Santori
“La Centrale del latte – scrive in una nota stampa Fabrizio Santori, in quota Lega – è inserita tra le partecipate da dismettere. Accade senza un vero dibattito pubblico, senza spiegazioni ai cittadini e nonostante gli annunci sul rilancio industriale accompagnati dalla rituale celebrazione mediatica del sindaco Gualtieri sulla ‘riconquista’, festeggiata all’epoca come una vittoria storica. Chiediamo lo stop immediato a qualsiasi ipotesi di svendita, massima trasparenza sugli atti e un confronto vero in Assemblea Capitolina. La recente sentenza della Corte di cassazione, che ha riaperto la partita sulla titolarità del 75% delle quote della Centrale del latte di Roma, certifica una verità politica inequivocabile: la strategia del Campidoglio è stata confusa, contraddittoria e priva di trasparenza, e secondo la Corte occorre un nuovo giudizio. Una dismissione in questa fase espone Roma Capitale a rischi enormi, a partire dalla svalutazione di un bene pubblico sul quale intanto sono stati autorizzati interventi per renderlo più appetibile e con progetti finanziati con il Pnrr, soggetto a obblighi stringenti di controllo e destinazione. Il Campidoglio non giochi d’azzardo con il patrimonio pubblico, con i fondi europei e con il futuro dei lavoratori usando la Centrale del latte come una pedina per fare cassa”, avverte Santori. “L’azienda è un importante presidio industriale e sociale che va difeso, non liquidato nel silenzio”.
“Cura estetica” e investimenti: fotovoltaico, UHT e un impianto da scala industriale
Intanto, mentre la politica discute l’uscita, sul fronte industriale l’azienda resta un’infrastruttura ‘pesante’: uno stabilimento che lavora su volumi industriali e che, secondo gli atti tecnici ricostruiti nelle scorse settimane, è oggetto di autorizzazioni e interventi funzionali (anche della Città Metropolitana di Roma, guidata sempre da Gualtieri) a una trasformazione del perimetro produttivo.
Nell’autunno 2025, come raccontato da 7 Colli, arrivano ok e passaggi autorizzativi che includono anche un impianto fotovoltaico e l’introduzione di una linea UHT (5–10% della produzione), letta da più osservatori come un modo per aumentare l’attrattività sul mercato della Centrale, oltre a una considerevole pioggia di fondi pubblici – pre-svendita.
Il convitato di pietra: 4 milioni di PNRR e vincoli, mentre si parla di “Fare cassa”
Qui entra la variabile più sensibile: i fondi. Nel tracciamento pubblico dei progetti compare un intervento collegato alla Centrale del Latte per 11,19 milioni. Con una componente di finanziamento PNRR e una quota (molto alta) privata di co-finanziamento. Non significa automaticamente “vendere il PNRR”. Ma alza il livello delle domande pubbliche: governance, destinazione, controlli e compatibilità tra eventuale cessione e obblighi di progetto? È esattamente la linea su cui Santori costruisce l’accusa politica: “non giocare d’azzardo” con patrimonio, fondi europei e lavoro, usando la Centrale come una ‘pedina’ per fare cassa a favore di terzi?.
Cosa succede adesso: Aula, trasparenza sugli atti e nodo lavoratori/servizi
Santori chiede formalmente “stop” alla svendita e un confronto in Aula Giulio Cesare: tradotto, accesso agli atti, chiarimento sul perimetro legale dopo la Cassazione, e motivazioni economiche della dismissione. Nel frattempo l’azienda continua a operare e resta un presidio industriale e sociale, con un impatto diretto su lavoratori, filiera e consumatori romani. Ed è qui che la vicenda smette di essere solo una partita tra tecnicismi societari e scelte di bilancio: se la Centrale è davvero un asset strategico, la decisione non può ridursi a un’operazione contabile. Serve una discussione pubblica, con numeri e responsabilità sul tavolo, prima di qualunque passo irreversibile.
