Le primarie di Salvini: si facciano anche per le politiche

Primarie Salvini

Magari il centrodestra facesse le primarie proposte da Matteo Salvini. Probabilmente comincerebbe a contare un po’ di più un popolo che non ne può più di candidati letteralmente inventati per ragion di partito.

Il caso Michetti, per quel che riguarda Roma, ne è stato l’ultimo esempio. Come a Milano – del resto – una candidatura sbagliata, con la coda della pessima rinuncia al ruolo di opposizione in consiglio comunale, come se fosse una parolaccia.

Aprire la discussione sulle primarie di Salvini

Spero che il centrodestra apra immediatamente una discussione sulla proposta di primarie di Salvini. Anzi, vorrei che fosse la regola. Il segretario della Lega ne ha limitato la portata ai casi in cui la coalizione non converga su un nome condiviso da tutti.

È una logica che può starci come elemento di pressione sui partiti. O decidono loro o il popolo. Ma in realtà, bisognerebbe abituarsi a coinvolgere il popolo sempre e con primarie davvero aperte e non prefabbricate come appare sempre più spesso a sinistra. Il caso Gualtieri ne è stato l’esempio, non gli hanno messo contro nessun peso massimo.

C’è da augurarsi l’adozione di un regolamento generale impegnativo per tutti e magari non limitato alle sole amministrative. A Roma, ad esempio, si voterà nel collegio dove prima era eletto proprio Gualtieri alla Camera: non è il caso di tentare da lì la strada delle primarie?

Almeno fino a che non ci saranno le preferenze, i collegi rischiano di essere simili alle liste bloccate. Si decide a Palazzo e a chi tocca tocca. Lo abbiamo appena visto anche nel collegio di Primavalle.

Favorire la partecipazione degli elettori

C’è sempre più necessità di partecipazione e di capacità di mobilitazione degli elettori: sono necessari candidati che sappiano portare i cittadini alle urne. Si è detto che ha votato per Gualtieri il 24 per cento dei romani: magari con le primarie si sarebbe recato ai seggi il 25 per cento con un candidato scelto dagli elettori. E forse a sinistra sarebbero stati costretti a schierare un pezzo grosso come Nicola Zingaretti.

E chissà come sarebbe finita, ma certo non con lo spettacolo assai poco dignitoso di mezza città che rifiuta la scheda elettorale.

Se si vuole rifondare la politica, si parta proprio dal basso e si cominci col chiedere permesso al popolo.

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