Chi siete? Auto elettrica? Mille euro. Cronache tragicomiche dalla Roma sostenibile a gettone

Un auto elettrica entra nella ZTL Roma centro

C’era una volta il Green. Era giovane, trendy, rassicurante. Profumava di incentivi, colonnine e conferenze stampa con rendering dove Roma sembrava Copenhagen, solo con più sampietrini e meno biciclette. Nei video istituzionali i bambini respiravano aria alpina a Tor Bella Monaca e le auto elettriche scorrevano silenziose come pensieri intelligenti in un talk show.
Poi il Green è cresciuto. E soprattutto ha scoperto di poter fare cassa. Non per l’ambiente: per il bilancio. Così oggi a Roma funziona così: hai l’auto elettrica? Mille euro. mild-Hybrid? Mille euro. Full-hybrid? Mille euro.

Praticamente il Campidoglio ha trasformato la ZTL in un buttafuori di discoteca:
“Chi siete?”
“Auto elettrica.”
“Lista chiusa, ma con mille euro vediamo cosa si può fare.”

Il messaggio politico è limpido come il Tevere dopo un temporale:
prima ti dicono “compra elettrico, salva il pianeta”, poi, quando l’hai comprato, ti spiegano “bravo, il pianeta forse no, ma il Comune sì: paga.”
Una strategia comunicativa che al confronto la coerenza di un influencer detox che pubblicizza hamburger alle tre di notte sembra un trattato filosofico. D’altronde, quale modo migliore per combattere l’inquinamento se non tassando chi inquina meno? È la dottrina della sostenibilità retroattiva: ti convinco a fare la scelta giusta e poi ti chiedo di pagare comunque il conto.

E qui entra in scena l’assessore alla Mobilità, Eugenio Patané, che sembra muoversi con l’eleganza di un ex giocatore al derby del cuore. La filosofia pare semplice: se pagano tutti, nessuno rompe davvero. Il cittadino romano medio, che magari ha fatto finanziamenti più lunghi di una serie Netflix pur di comprarsi l’utilitaria elettrica e sentirsi Greta Thunberg del raccordo anulare, ora scopre che la sua scelta ecologica vale come un NFT nel 2026: costosa, teoricamente innovativa, ma inutilissima quando serve davvero.

E mentre si parla di far pagare pure le strisce blu ai veicoli “puliti”, si completa il capolavoro amministrativo: l’auto elettrica diventa come l’abbonamento in palestra. Ti dicono che ti cambia la vita, spendi un patrimonio, e alla fine la usi solo per sentirti meno in colpa. Il paradosso è magnifico.

Troppe auto pulite, troppe poche entrate. È la versione capitolina della transizione: non ecologica, ma economica. Dal portafoglio dei cittadini alle casse comunali, con la stessa fluidità con cui spariscono i parcheggi.
In fondo è un’operazione pedagogica.Serve a insegnare ai romani che non esistono scelte giuste: esistono solo scelte temporaneamente gratuite.
E che l’ambiente va protetto, certo. Ma il bilancio molto di più.
Prepariamoci quindi al prossimo step:
bonus per piantare alberi… con tassa sull’ombra.
Non è più sostenibilità. È performance art amministrativa.
E noi, come sempre, pubblico pagante.