Cimitero Flaminio, salme in coda e risse. Dopo il ‘caso Proietti’ è ancora vergogna Capitale

Dopo il caso della salma del grande Gigi Proietti lasciata in ‘deposito’ per lungo tempo prima della cremazione, al cimitero Flaminio di Prima Porta è sempre emergenza. Con lunghe file di carri funebri che aspettano anche due o tre ore per riuscire ad entrare. Problemi già in parte esistenti in passato, ma ingigantiti dall’emergenza covid. Che purtroppo oltre agli altri effetti, ha creato un incremento dal 20 al 60 per cento degli arrivi giornalieri. Anche i protocolli di sicurezza ovviamente sono rigidi, ma la situazione rischia davvero di sfuggire al controllo. Con parenti disperati e sconvolti, cha attendono il loro turno davanti alla cancellata d’ingresso con un mazzo di fiori. E operatori nervosi, perché lavorare così diventa difficile e frustrante. Così ieri c’è scappata anche la rissa, probabilmente per una contestazione su chi fosse arrivato prima. Perché ormai al cimitero Flaminio si entra con il numeretto. Sono volati spintoni e schiaffi, fino all’intervento dei Carabinieri della Stazione della Cassia. Che hanno raffreddato prontamente gli animi. Ma è chiaro che non si può andare avanti così, perché il rispetto per la dignità dei defunti e per il dolore dei parenti è totalmente assente. E non si ha più nemmeno il diritto a morire in pace.

Il Covid (e la Raggi) mandano in tilt i cimiteri romani: anche la salma di Proietti in attesa

Ora al cimitero Flaminio scoppiano anche le risse. Nemmeno fossimo al Pincio, e le bare in attesa ieri erano oltre 1000

Dopo la rissa scoppiata ieri tra due operatori delle pompe funebri in attesa da ore per entrare al Cimitero Flaminio, il Comune e la Raggi hanno il dovere di intervenire. Per assicurare un minimo di dignità ai nostri defunti. L’Ama che gestisce il servizio dal canto suo si difende, assicurando che nonostante l’incremento degli accessi giornalieri è tutto sotto controllo. Ma in realtà, la situazione sul campo sembra diversa. Con il sesto forno che è stato per lungo tempo fuori uso, e l’accumulo dei cadaveri in attesa di essere cremati. Sarebbero oltre 160 al giorno, secondo quanto riporta il messaggero.it. Con un incremento di oltre il 60 per cento rispetto ai tempi pre covid. E le bare in attesa in quello che con termine orribile ormai viene definito il deposito erano oltre 1000. Con il Verano inaccessibile se non da chi ha già una cappella o un loculo, e il Laurentino esaurito, è proprio il caso di dire che a Roma non si può più nemmeno morire in pace.

https://www.ilmessaggero.it/roma/news/prima_porta_cremazioni_in_tilt_1100_bare_ferme_nei_depositi_ultime_notizie_news-5637802.html

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