Città a 30 km/h bocciata dal Tar a Bologna, ora si guarda Roma: “Gualtieri si fermi prima di fare altri danni”

zona 30

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Il modello Città 30 incassa una battuta d’arresto pesante. A Bologna, primo grande capoluogo italiano ad aver abbracciato il limite generalizzato dei 30 km/h, il Tar dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento del Comune accogliendo il ricorso dei tassisti. Una sentenza che va oltre i confini cittadini e accende un faro su Roma, dove lo stesso modello è stato introdotto da poche settimane nel centro storico.

I giudici amministrativi hanno cancellato il Piano particolareggiato del traffico urbano e le ordinanze istitutive delle zone 30, lasciando formalmente aperta la porta a nuovi interventi, ma solo a precise condizioni. In pratica non basta abbassare i limiti, servono basi giuridiche solide, motivate e puntuali.

Un verdetto che rimbalza fino a Roma

E adesso l’eco di quella sentenza arriva fino a Roma, attraversando i corridoi del Campidoglio, come a ricordare che non si può governare la mobilità a colpi di slogan. Qualcuno dovrà annotarsi la sentenza sul taccuino: non si può imporre un limite di velocità generalizzato che abbraccia il 70% del territorio urbano (cosa successa a Bologna) senza spiegare strada per strada perché una strada meriti trattamento diverso. Il ricorso era stato presentato da due tassisti bolognesi, poi rimasto in piedi con un solo ricorrente. L’imposizione generalizzata del limite a 30 chilometri orari, secondo i tassisti, avrebbe allungato drasticamente i tempi di percorrenza, riducendo il numero delle corse giornaliere e incidendo in modo diretto sui guadagni, basati in larga parte sulle quote fisse di partenza, che a Bologna vanno dai 3,40 euro fino agli 11 euro per le tratte da e per l’aeroporto.

Il Tar ha dato loro ragione su un punto centrale: le ordinanze comunali erano sorrette da motivazioni giudicate generiche, incapaci di spiegare quali fossero i presupposti di legge che giustificavano il limite ridotto.

E a Roma?

I giudici, insomma, contestano le “motivazioni generiche”. Ma cosa succede nella Capitale? La sentenza di Bologna dimostra che chi amministra deve argomentare, misurare e motivare. Non basta la buona intenzione. Ma anche il provvedimento di Roma sembra essere esposto al rischio contenzioso. Dire che la sicurezza stradale è prioritaria suona bene in conferenza stampa. Farlo rispettare senza appigli giuridici, invece, è un’altra faccenda. E la sentenza di Bologna dimostra che i buoni propositi non bastano a blindare un provvedimento.

Dietro la pronuncia ci sono storie quotidiane, con tassisti che calcolano corse e incassi, lavoratori che si confrontano con tempi di percorrenza allungati, imprese che valutano ricadute economiche tangibili. Il Tar ha dato voce a questi elementi quando ha sottolineato la mancanza di valutazioni puntuali e l’assenza di criteri misurabili. Adesso basta che qualcuno faccia ricorso al Tar. E magari si potrebbe arrivare alla stessa sentenza di Bologna, visto che c’è già un precedente.

L’opposizione: “Stop prima di fare altri danni”

Gualtieri ritiri subito il provvedimento. Deve fermarsi prima di fare altri danni”, è il messaggio che rimbalza dai banchi dell’Assemblea Capitolina. Per Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Campidoglio, la sentenza è un segnale chiarissimo anche per Roma. Le criticità evidenziate dal Tar, con motivazioni vaghelimiti generalizzatiassenza di criteri tecnici puntuali e sacrifici sproporzionati per cittadini e lavoratori, sarebbero le stesse riscontrabili nel provvedimento firmato dalla Giunta Gualtieri.

“La Giunta sta procedendo per ideologia, senza basi tecniche e con il rischio concreto di mettere in crisi i conti pubblici: insistere su questa strada significa esporre Roma a ricorsi, contenziosi e risarcimenti che rischiano di aggravare ulteriormente le casse del Campidoglio”, spiega Santori. “La sicurezza stradale è una cosa seria e va perseguita con buonsenso, interventi mirati e presenza sul territorio, non con misure propagandistiche e punitive”, conclude il leghista.

Sicurezza sì. Ma con metodo, non con proclami

La sicurezza stradale rimane un obiettivo condivisissimo. Nessuno qui sostiene il contrario. Ma le misure efficaci si costruiscono con studi di traffico, analisi per singola strada, coinvolgimento degli stakeholder e un piano di monitoraggio che non si esaurisca nel giorno dell’annuncio. Roma ha bisogno di scelte coraggiose, non di trovate che fanno tanto scena e poco bene al bilancio.

La sentenza di Bologna non chiude il dibattito. Ma lo riporta con forza dentro i confini della legge. E ora, per Roma, ignorare l’avvertimento potrebbe costare molto più di una multa per eccesso di velocità.