Colosimo contro il muro di gomma sulla nomina da 150mila euro del dirigente di Zingaretti

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La nomina di Luigi Ferdinando Nazzaro a direttore della Direzione regionale “Affari Istituzionali e Personale” tiene ancora banco, nell’aula della Pisana.

Contro la cappa di silenzio e il muro di gomma che è sceso sulla sua nomina, Chiara Colosimo ha presentato nell’ottobre scorso una interrogazione che attende ancora una risposta alla Pisana.

Chi è Luigi Ferdinando Nazzaro

Prima dipendente a tempo indeterminato dal Comune di Roma con categoria giuridica D1- in Regione, nel 2013 ottiene l’incarico fiduciario di responsabile di segreteria dall’ex assessore Fabio Refrigeri finché nel 2014 viene nominato responsabile del Cerimoniale. Nel 2015, invece, Zingaretti lo nomina vicesegretario della Giunta su richiesta del segretario Gagliani Caputo. Un incarico che lascia nell’attuale legislatura per, poi, riassumere dopo breve tempo con un’indennità da 45mila euro finché il 26 maggio 2019 diventa finalmente segretario con uno stipendio da 90mila euro annui. Un trattamento economico che sale fino a 120mila euro nel febbraio 2020 «in considerazione della rilevanza e complessità delle attività da espletare, nonché della comprovata professionalità». Un aumento che, secondo la consigliera regionale di FdI, «in piena emergenza coronavirus è difficile da giustificare visto che il precedente contratto era stato sottoscritto solo un anno prima».

Quel muro di gomma sulla nomina alla Regione Lazio

Il 15 luglio 2021, infine, viene pubblicato il bando per ricercare all’interno dei dirigenti di ruolo della Giunta regionale, il nuovo direttore della Direzione Affari istituzionali e Personale. Al concorso partecipano ben dieci dirigenti interni. Tuttavia, nessuno di essi viene ritenuto idoneo dai selezionatori regionali. A quel punto, scatta la ricerca di una professionalità esterna: una tra le tante eccellenze. Ebbene, Nazzaro riesce a superare brillantemente la concorrenza di altri 17 pretendenti: per lui arriva dunque un incarico da oltre 155mila euro l’anno. Nella sua interrogazione, la Colosimo chiede di sapere da Zingaretti come mai a fronte di tanti dirigenti interni è stato scelto una persona che, fino a quel momento, aveva ottenuto solo incarichi fiduciari e che non era in possesso della qualifica di dirigente, in quanto inquadrato a Roma Capitale come D1. L’esponente di Fratelli d’Italia chiede anche conto dei motivi dei vari aumenti di stipendio che si sono succeduti negli anni, in particolare quello assegnato durante la pandemia. Lo chiede da tre mesi: impossibile che Zingaretti risponda entro l’anno. Ma Colosimo, c’è da starne sicuri, tornerà alla carica: la trasparenza non è un optional.