Come la tecnologia sta erodendo creatività e problem solving
L’onnipresenza della tecnologia sta lentamente erodendo le nostre capacità di pensiero originale e di risoluzione dei problemi, trasformandoci in consumatori passivi di soluzioni preconfezionate.
Nell’era digitale, la tecnologia è diventata un’estensione del nostro corpo e della nostra mente. La usiamo per lavorare, comunicare, imparare e intrattenerci, ma raramente ci fermiamo a considerare il suo costo nascosto. Dietro l’efficienza e la comodità si cela un’erosione lenta ma costante delle nostre facoltà cognitive più preziose: la creatività e la capacità di risolvere problemi. Stiamo silenziosamente sacrificando il pensiero originale in cambio di una gratificazione istantanea.
Questo processo non è un evento improvviso, ma un graduale adattamento a un mondo che non richiede più lo sforzo del pensiero. I computer sono eccezionali nell’eseguire compiti, ma pessimi nell’ideare qualcosa di nuovo. Eppure, ci affidiamo a loro per tutto, abituando il nostro cervello a cercare la via più breve e a evitare qualsiasi ostacolo cognitivo, con conseguenze sempre più evidenti, soprattutto nelle nuove generazioni.
Cosa succede quando la tecnologia pensa al posto nostro
Lo sfogo di una giovane docente americana che ha lasciato l’insegnamento, è emblematico. Ha descritto la tecnologia non come uno strumento, ma come una stampella digitale che ha annullato ogni apprendimento. I suoi studenti, dotati di iPad fin dall’inizio del percorso scolastico, non sanno più leggere un testo in autonomia perché un dispositivo può farlo per loro, né riescono a scrivere a mano qualche paragrafo senza avere una crisi.
Questa dipendenza ha generato una generazione che, secondo la docente, non si interessa più a nulla. La motivazione a imparare, a capire la storia o a risolvere un problema di matematica evapora quando la risposta è a un clic di distanza. ChatGPT e altri strumenti di intelligenza artificiale non sono più un supporto, ma un sostituto totale del pensiero, privando i giovani delle basi necessarie per affrontare il mondo reale in modo critico e indipendente.
L’invasione delle guide, un manuale per ogni esistenza
Questo fenomeno va ben oltre l’ambito scolastico e si manifesta nell’invasione delle guide online. Oggi esiste un tutorial per qualsiasi cosa, un percorso predefinito che elimina la necessità di sperimentare, fallire e imparare dai propri errori. Un percorso privo di ostacoli, ma anche di apprendimento reale. In cucina, si segue pedissequamente un video senza capire il perché di un passaggio, perdendo ogni spazio per la creatività.
Un esempio lampante è il mondo dei videogiochi. Un tempo, rimanere bloccati in un livello significava giorni di tentativi, ragionamenti e, al massimo, la chiamata all’amico che lo aveva superato. Era una palestra per il problem solving. Oggi, al primo intoppo si apre YouTube per un walkthrough che mostra la soluzione, annullando la sfida e la soddisfazione di avercela fatta da soli.
La tendenza a cercare soluzioni preconfezionate si estende anche alle passioni. Prendiamo un hobby come le scommesse sportive, che per molti si basa sull’analisi delle partite, lo studio delle statistiche e l’intuizione. La tecnologia ha trasformato anche questo in un atto di copia passiva. Invece di dedicare tempo alla ricerca, un numero crescente di persone si affida a guide e pronostici già pronti per la schedina del giorno.
Al netto di realtà davvero qualificate e che condividono schedine vincenti frutto di analisi approfondite e ponderate, la rete è piena di presunti esperti che offrono la loro, promettendo scorciatoie per la vittoria. Il tutto diventa così un’attività meccanica che svuota l’hobby del suo significato. Non c’è più il piacere dello studio, del tifo informato o della sfida intellettuale; c’è solo il desiderio di un risultato immediato, ottenuto delegando completamente il pensiero a qualcun altro.
Creatività: se non la usi, la perdi
Il principio è semplice e scientificamente provato: se non la usi, la perdi. La creatività, come un muscolo, ha bisogno di essere allenata. Studi dimostrano che il nostro cervello necessita di tempo per sognare ad occhi aperti, di momenti di noia in cui la mente può vagare e creare connessioni inaspettate. La tecnologia, con le sue notifiche e i suoi feed infiniti, colma ogni vuoto possibile, eliminando questi preziosi spazi di inattività.
Il comportamento descritto dalla docente, di studenti che non riescono a stare seduti e scrollano come su TikTok, è la prova di questa atrofia dell’attenzione e della creatività. Senza lo sforzo del pensare, del risolvere e dell’immaginare, il nostro cervello si adatta, diventando sempre meno capace di farlo. Il pensiero originale diventa faticoso e, infine, estraneo.
Inversione di rotta o lenta decadenza?
Di fronte a questo scenario, le posizioni sono divergenti. Da un lato c’è la proposta radicale di imporre un cambio di rotta netto, tagliando la tecnologia dalla formazione dei ragazzi almeno fino all’università, tornando a libri e quaderni. Dall’altro, emerge una visione più moderata, che suggerisce un consumo equilibrato di informazioni, simile a come gestiamo la nostra dieta.
La tecnologia non scomparirà. La vera sfida, quindi, non è demonizzarla, ma imparare a gestirla. Dobbiamo educare noi stessi e le nuove generazioni a usarla come un vero strumento, non come un sostituto del pensiero. È necessario salvaguardare attivamente gli spazi per la riflessione, la noia e il pensiero critico, prima che la comodità digitale ci renda incapaci di creare e risolvere i problemi in modo autonomo.