Commercio in ginocchio. Le voci della città dalla Tuscolana all’Appia Nuova, c’è chi si reinventa ma è crisi nera

E’ sempre più crisi nera per il commercio romano. E anche chi a marzo non ha voluto gettare la spugna, adesso è arrivato alla canna del gas. Succede nel centro storico, che ormai è diventato vuoto come un deserto. Ma anche le zone semi centrali e periferiche non sono immuni da quello che si può definire come un vero e proprio disastro. E le chiusure ale 18 insieme all’incubo per un nuovo possibile lockdown certamente non aiutano. Il messaggero.it è andato a raccogliere le voci dei ristoratori ed esercenti tra via Tuscolana e via Appia Nuova, e il quadro che ne esce è a tinte fosche. Noi cerchiamo di salvarci con l’asporto, dichiara qualche coraggioso. Che ha anche messo il Wi-Fi e magari trasformato il ristorante in cioccolateria. Sperando di attrarre qualche cliente in più. Magari chi è in smart working e non vuole lavorare da casa, o qualche ragazzo disposto ad anticipare l’aperitivo. Ma l’impressione è che ad una nuova serrata, in pochi riuscirebbero davvero a sopravvivere. Mentre intanto per molti la cassa integrazione di marzo resta ancora un miraggio.

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Il presidente dei commercianti di via Tuscolana, proviamo a resistere ma è durissima

Stiamo provando a resistere, ma è durissima. Molto peggio che a marzo. La gente ha paura e i negozi sono vuoti. Così siamo sull’orlo del baratro. Queste alcune delle dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’associazione commercianti di via Tuscolana Gianni Amicone. Proprietario del negozio di abbigliamento Bad Angels, aperto da oltre 25 anni. L’associazione conta almeno un centinaio di iscritti, che ieri si sono dati appuntamento in streaming. Per cercare di fare rete, e di trovare soluzioni. Poco distante da Gianni c’è Jessica, un altro negozio di abbigliamento storico della zona. Abbiamo allestito delle vetrine nuove e coloratissime, spiega la titolare. Per cercare di attirare i pochi clienti e i passanti rimasti. Ma il locale appariva tristemente vuoto. Arrabbiatissimo invece Giuseppe Platania, della catena di bar I Siciliani. Eravamo 13 negozi a Roma, ora siamo in 6 ha dichiarato il gestore. Che cura l’esercizio di via Tuscolana all’angolo con viale Giulio Agricola. A noi la chiusura alle 18 ci ha rovinato, facevamo anche 150 aperitivi e adesso siamo a zero. I dipendenti? Molti sono in cassa integrazione. Ma purtroppo alcuni non hanno ancora ricevuto il contributo di marzo.

Alberto, 60 anni di storia sull’Appia Nuova a due passi da San Giovanni: siamo disperati, abbiamo aperto anche un sito per vendere le nostre scarpe online

E spostandosi da Via Tuscolana all’Appia Nuova la situazione non cambia. Alberto è il titolare di uno storico negozio di scarpe, che adesso dopo 60 anni rischia di chiudere. Abbiamo aperto anche un sito online, dichiara al messaggero.it. Ma anche quelli sono costi. Il personale? E’’storico’ come noi. Per ora li abbiamo tenuti tutti, sono come una famiglia. Chiuso anche lo storico bar davanti all’Alberone, mentre il presidente dell’associazione commercianti di Via Appia Nuova Stefano Monteferri parla di crisi durissima. E gli affitti non scendono, siamo ancora a 12 mila euro per 40 metri quadri. Speriamo negli aiuti del governo, conclude Monteferri. Altrimenti siamo rovinati. E infine Fabrizio Lauria, del locale Piccadilly. Da questa mattina fino alle 12 ho guadagnato 14 euro, dichiara sconsolato l’imprenditore. Appena apro le serrande ho 2 mila euro al giorno di spese fisse. In due giorni ho guadagnato 300 euro, la chiusura alle 18 ha decretato la morte di negozi come i nostri. Voci della città, voci di rabbia e rassegnazione. In un autunno che davvero più nero era difficile da immaginare. Mentre dal Comune arriva solo un assordante silenzio.

https://www.ilmessaggero.it/roma/news/covid_roma_lockdown_negozi_bar_ristoranti_cosa_succede_tuscolana_ultime_notizie_news-5554411.html

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