Covid, denuncia shock del primario del S. Pietro. Siamo al collasso, dobbiamo decidere chi salvare

Foto Ilmesaaggero.it. Dopo mesi relativamente più tranquilli, sembra di essere ripiombati nell’incubo covid dello scorso anno. Quando i posti letto covid negli ospedali erano esauriti. E nelle terapie intensive non era possibile curare tutti i malati bisognosi di assistenza. Colpa delle varianti del virus probabilmente. Che con la loro maggiore contagiosità hanno determinato una recrudescenza del contagio. E di conseguenza dei ricoveri. A confermarlo in una intervista al Messaggero è Simone Bianconi, primario pneumologo e direttore del centro covid dell’ospedale San Pietro Fatebenefratelli sulla Cassia. “I letti? Siamo saturi – ha dichiarato il professore. Al punto che quando arrivano i pazienti bisogna decidere a chi lasciare il posto in terapia intensiva”. È capitato pochi giorni fa con una signora di 94 anni, contagiata dagli infermieri no vax della casa di riposo di Fiano Romano. “Di fatto, si fanno delle scelte – ha proseguito Bianconi. A quell’età la possibilità che tu possa uscire da una gravissima insufficienza respiratoria sono bassissime. Noi la terapia intensiva la riserviamo a persone che possano avere una chance di uscirne”. Parole che impressionano. Perché in teoria ogni vita dovrebbe avere lo stesso valore. Ma quando i posti letto non ci sono, succede anche questo. A Roma e nel Lazio, ad oltre un anno dallo scoppio della pandemia.

Covid, ci risiamo. Nel Lazio terapie intensive al collasso

Con le varianti covid i letti non bastano più. E le terapie intensive sono di nuovo piene

“Posso raccontare la nostra esperienza. La variante inglese oltre ad essere più contagiosa, sembra avere anche un’aggressività maggiore. A ottobre il 50 enne con il covid spesso se la cavava con sintomi poco più gravi di una semplice influenza. Ora invece ha molte più possibilità di sviluppare una polmonite con un’insufficienza respiratoria”. Così in una intervista al Messaggero il primario pneumologo e direttore del reparto covid dell’Ospedale San Pietro Simone Bianconi. Che fa anche il punto sui posti ancora disponibili presso il nosocomio. “Un mese fa ne avevamo a iosa – ha ribadito Bianconi. Ma adesso siamo pieni. E abbiamo 40 letti nel reparto Covid ordinario, 4 in terapia intensiva e 8 in sub intensiva. L’effetto dei vaccini si sente, ma per ora solo sui più anziani. Ecco, rispetto a un anno fa è terminata la stagione dei cluster nelle  Rsa”. Ma ancora le dosi somministrate non sono sufficienti ad abbassare la curva dei contagi. Un dato positivo però c’è. “Adesso sappiamo come affrontare meglio il virus – ha concluso Bianconi. Ad esempio, non usiamo più l’idrossiclorochina e prescriviamo l’eparina. E ci sono altri medicinali efficaci che sono entrati nel protocollo. Da questo punto di vista è un altro mondo”. Ma a quanto pare, ancora non basta per sconfiggere definitivamente il covid. In attesa che la vaccinazione di massa da slogan diventi davvero realtà.

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