Covid e morti nelle RSA, il silenzio degli innocenti. Nasce un comitato e i familiari chiedono giustizia

È nato il comitato spontaneo dei familiari dei pazienti ricoverati nelle RSA. Che con il covid che non demorde, sono ancora una volta i soggetti più a rischio. Persone anziane, spesso sole che si ritrovano a combattere questa terribile epidemia senza nemmeno il conforto di un abbraccio. E che quando i parenti più stretti possono andare a visitarli, sono costretti a guardarli attraverso un vetro. Ma la cosa che più ha fatto arrabbiare figli, nipoti e parenti è stata quasi sempre l’assenza di notizie. Il tunnel che dal momento del contagio covid fino alla guarigione o al decesso ha inghiottito i loro cari. Un totale black out nelle comunicazioni, diverso tra Regione e Regione. E anche tra le varie Asl. Ma che ha accomunato tanti tragici destini. Ecco perché è nato il comitato, che si è riunito a Roma in piazza Castellani. Davanti al Ministero della salute. Per chiedere uniformità di trattamento, protocolli chiari e rispetto della dignità umana. Ma anche per segnalare che tante volte il personale delle RSA è risultato troppo ridotto per far fronte all’emergenza. Infermieri e operatori sono spesso precari, sottopagati e completamente impreparati a gestire questo tsunami. Noi vogliamo solo stare vicino ai nostri genitori, hanno dichiarato alla stampa molti dei manifestanti. Non vogliamo che le nostre mamme e i nostri papà pensino che li abbiamo lasciati a morire da soli.

Il dramma del covid nelle RSA del Lazio. Anziani soli e sperduti e personale allo stremo

In un comitato le voci dei familiari degli anziani malati di covid nelle RSA. Fateci vedere i nostri cari, le visite protette sono possibili

Riesco a vedere mia madre di rado, attraverso una porta finestra. È sola e disperata. Roberta Nicolai è arrivata a Roma da Padova, dove vive. Per chiedere giustizia, e un po’ di umanità. Per questo mi sono iscritta al comitato ed oggi sono qui, ha spiegato la donna. Ma Roberta non è l’unica ad avere una storia da raccontare. Perché tutti gli iscritti al comitato spontaneo dei parenti degli anziani malati di covid e ricoverati nelle RSA hanno un dramma personale da raccontare. Come Annamaria, con il papà ricoverato in una casa di riposo romana. Non riceviamo mai notizie, e neppure una telefonata. Le uniche notizie arrivano quando si tratta di comunicare un decesso. Ma il problema è anche per i vivi, per chi rimane. Perché le regole sono diverse in ogni struttura. Noi vogliamo solo stare vicini ai nostri genitori, rispettando tutte le norme di sicurezza ha dichiarato un altro manifestante. Che ha voluto rimanere anonimo, come tanti altri. Troppa paura di possibili ritorsioni per i loro affetti. “Ho perso mio padre pochi giorni fa, era rinchiuso in una Rsa”, il grido di dolore è scritto sul cartello che porta al collo una giovane donna. “Non voglio comparire, ma nonostante il mio strazio personale, ho voluto essere presente a una battaglia che unisce tutti noi”, dice con un filo di voce, occhiali scuri a coprire il lutto. “Questo è solo il nostro primo passo, vogliamo più diritti e tutele per i nostri anziani, reclusi da mesi, isolati, depressi.- spiega Antonio Burattini, con la mamma ospite di una casa di cura a Civitavecchia –. Oltre alle visite protette, vogliamo che siano riattivati i servizi riabilitativi, necessari al loro benessere psicofisico”.  E la battaglia del comitato e’appena iniziata.

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/20_novembre_13/roma-sit-in-neonato-comitato-familiari-ricoverati-rsa-visite-protette-riabilitazione-585a4b92-25bc-11eb-9464-032251e7abf1.shtml

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