Cracco arriva a Roma: apre Viride tra ristorante, spa e 140 assunzioni a due passi dal Parlamento

Cracco, foto Instagram

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L’arrivo di Carlo Cracco a Roma non è soltanto una notizia di costume gastronomico: è un segnale su come la Capitale stia riposizionando il proprio “centro” – economico e simbolico – puntando su ospitalità e servizi ad alta gamma. Il debutto avviene dentro il Corinthia Rome, primo hotel del gruppo in Italia, che ha aperto le porte a fine febbraio 2026 e ha avviato le prenotazioni online. Un tassello che intreccia mercato, immagine e scelte amministrative.

Corinthia Rome: dall’ex banca al “grand boutique”

La cornice è quella che a Roma conta più di un’insegna: Piazza del Parlamento, a due passi dal Pantheon, in un edificio progettato nel 1914 e poi diventato sede bancaria. Oggi, dopo l’acquisizione da parte di Reuben Brothers e un restauro pluriennale, il palazzo cambia funzione senza perdere la sua aura istituzionale: 60 camere, 21 suite, interni firmati da G.A. Design e un’idea di lusso “misurato” che punta alla permanenza più che al passaggio.

Viride by Carlo Cracco: tradizione romana, mano contemporanea

Il ristorante si chiama Viride, dal latino “viridis”: un riferimento ai giardini nascosti e a una cucina che privilegia freschezza e stagionalità, senza diventare manifesto ideologico. Cracco reinterpreta l’Italia con un accento romano, lavorando su memoria e tecnica: nel percorso degustazione (220 euro) entrano, per esempio, la carbonara trasformata in esercizio di precisione e citazioni capitoline come la coda alla vaccinara, persino in formato hosomaki. È fine dining, ma con la città dentro.

Non solo tavoli “da occasione”: Piazzetta, Ocra e la spa nel caveau

Il progetto, però, non vive di un’unica sala. Corinthia affianca a Viride altri spazi con registri diversi: un indirizzo più informale e un bar pensato per intercettare anche la socialità del centro storico, oltre a una spa ricavata nell’ex caveau della banca – scelta narrativa prima ancora che architettonica – che gioca con l’immaginario delle terme romane. È una strategia chiara: costruire un micro-mondo capace di trattenere l’ospite e, insieme, di dialogare con la città.

La politica del turismo: 140 posti di lavoro come “argomento”

Qui entra la dimensione più esplicitamente politica. L’assessore Alessandro Onorato ha rivendicato l’effetto occupazionale dell’operazione, parlando di oltre 140 persone assunte: un dato che, nel racconto pubblico, vale quanto il lusso degli arredi. Il messaggio è lineare: attrarre investimenti privati, riqualificare immobili strategici e trasformare l’ospitalità in industria stabile, con ricadute sull’indotto del centro. In una città spesso paralizzata dai tempi, la leva promessa è “affidabilità”.