Crisanti contro il vaccino ai bambini: “Sarebbe stato meglio aspettare altri dati”
“I bambini non sono piccoli adulti, sono diversi dal punto di vista fisiologico e metabolico”. Lo sottolinea il virologo Andrea Crisanti in un’intervista alla Verità nella quale esprime perplessità circa il vaccino contro il Covid da somministrare ai più piccoli. “I dati che valgono per gli adulti – dichiara – non possono essere applicati per analogia anche a loro. Pfizer ha condotto uno studio su 2000 bambini e fra un mese avremo dati su un milione di vaccinati in Usa e Israele: sarebbe stato meglio aspettare”.
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Quanto alle critiche per aver espresso in tv questi dubbi, Crisanti afferma che “la libertà esiste se la si esercita. Si può criticare la religione e la Costituzione, ma l’Aifa e l’Ema no? Anche sul long Covid fra i più piccoli – aggiunge – si tirano cifre a caso”. Quanto a Pfizer, che ha ribadito che serviranno richiami annuali, a Moderna, che insiste su vaccini aggiornati, e all’Ema, dove qualcuno ha parlato di ‘strategia commerciale’, il virologo ammette che “sarà sempre questione di business, non serve più nemmeno scandalizzarsi. Il punto è che le autorità politica le devono moderare”.
La posizione dell’Aifa
A SkyTG24 Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco ha detto altro: “Tremila bambini sono più di quelli testati per il vaccino per la pertosse. Se consideriamo gli studi validativi sugli adulti i numeri sono circa 20-30mila. Quindi in proporzione sono molti di più i bambini testati”.
Negli Stati Uniti, dove le somministrazioni sui bambini sono già iniziate, “sono già stati vaccinati quattro milioni e 300mila bimbi, un numero più alto di quelli che potrebbero esserlo da noi: nessun caso grave è stato segnalato”, ha sottolineato Palù.
Sulla possibilità di procedere in futuro con le somministrazioni anche sotto i cinque anni, Palù dice che “dovremo aspettare altri studi. È vero però che l’incidenza del contagio è alta anche da 0 a tre anni”. Le società farmaceutiche Moderna e Pfizer, ha spiegato Palù, stanno già andando avanti con le analisi. Verosimilmente i farmaci da somministrare ai bambini dagli zero ai cinque anni potrebbero essere pronti “il prossimo anno, forse per Pasqua”, ha detto Palù.