Crisi delle edicole, le soluzioni ci sono “ma a Roma per fare un progetto ci vogliono 20 anni”

Edicola San Paolo

Resistenza, solo così si può sintetizzare ciò che stanno vivendo gli edicolanti tra la pesantissima crisi della carta stampata, la scarsità di lettori di quotidiani cartacei e la cultura sempre più “fast” e digitale.

La testimonianza di Silvia

È Silvia C. titolare di un’edicola di famiglia in zona San Paolo Ostiense a raccontarci questo dramma quotidiano, riflettendo su un settore in forte difficoltà e allo stesso tempo offrendo valide soluzioni. Silvia, è una di quelle donne innamorate del proprio lavoro. È un’edicolante che resiste.

Un luogo di ricordi

Giorno dopo giorno le edicole e gli edicolanti sono sempre più stremati: è crisi, molti chiudono la saracinesca, per sempre. Ma quando chiude un edicola, si perde un pezzo della storia di una strada, di un quartiere e man mano di una intera città.

Non è vero, Silvia?
“L’edicola non è solo un posto dove si vendono giornali: è un presidio di vita reale, un luogo dove ci si saluta per nome, dove si scambiano informazioni, notizie, battute e, sempre più spesso, problemi. Fateci diventare un punto di riferimento per i cittadini che ci raccontano le problematiche del quartiere e che sanno che noi, nel nostro piccolo, ci attiviamo per risolverle. Noi ci siamo, sempre. Ma da soli non basta”.

Non serve andare troppo indietro con la memoria, i ricordi sono tanti di quando molti di noi non erano troppo piccoli e la mattina seguivano il papà o il nonno in edicola, lui per comprare il giornale, noi restavamo ammaliati dagli album di figurine. Poi mentre il genitore restava a chiacchierare per commentare le notizie del giorno, noi con gli occhi pieni di emozione aprivamo le bustine dei calciatori o, se era andata male, costretti a sfogliare un enciclopedia. Questi, come tanti altri, sono i ricordi che rischiamo di perdere e non vedere più trasmessi.

Troppe difficoltà

“Siamo stanchi. Ma non zitti. Le edicole chiudono una dopo l’altra. E mentre succede, chi dovrebbe difenderci dov’è?” I sindacati? Fermi, immobili, troppo silenziosi”, spiega Silvia.

Il Comune di Roma ha approvato un piano per la salvaguardia…
Il Comune di Roma? Quando c’è da attivare un progetto ci vogliono vent’anni, e intanto noi dobbiamo sopravvivere ogni singolo giorno. Noi possiamo anche chiudere, certo.
Un esempio pratico. La tessera Atac si pagava solo se la perdevi o ne facevi una nuova a 3 euro.
Venivi in edicola, ricaricavi la mensilità con 35 euro, senza costi aggiuntivi. Faccia a faccia, servizio rapido, nessun problema. Oggi, invece, per offrire lo stesso servizio, dobbiamo attivare Sisal e pagare 200 euro al mese. Su ogni ricarica mensile guadagniamo 1 euro se il cliente paga col pos a noi restano 0,70 centesimi di guadagno.
Poi esistono edicole di “Serie A” e di “Serie B”. La distribuzione sembra fare preferenze: a qualcuno arriva tutto, ad altri molto meno”.

“Non si capisce in base a quale criterio decidano a chi consegnare i prodotti completi e a chi no.
Un altro esempio concreto: oggi esce un gadget allegato ad una rivista, ma qualcuno la riceve senza gadget. È una mancanza di rispetto verso chi lavora ogni giorno con serietà. E soprattutto, è un danno verso i clienti e verso la credibilità della nostra professione.
Allo stesso tempo siamo invasi di prodotti che nessuno ha chiesto, come l’ennesima enciclopedia, l’ennesimo corpo umano in fascicoli, ma le vere richieste della gente non vengono ascoltate né soddisfatte”, continua Silvia.

Quali sono le richieste?
Vuoi fare un abbonamento digitale a un giornale? Vieni in edicola. Te lo attiviamo noi.
Basta regalarli solo alle piattaforme. Dateci l’esclusiva di certi prodotti editoriali. Aiutateci a vendere qualcosa che si trovi solo qui, non ovunque. Fateci diventare davvero utili al cittadino:
prenotazioni CUP, richieste di carte d’identità, certificati, anagrafe. Non è difficile. Serve solo volontà”.

Non pensate che la colpa sia delle grandi piattaforme di vendita online?
“No. Anzi una di queste ci paga per fare resi e ritiri pacchi. Almeno loro hanno capito che siamo una rete capillare, presente, affidabile. Ci coinvolgono, invece di ignorarci”.

Quindi qual è il vostro appello?
“Vogliamo lavorare. Vogliamo resistere. Ma servono fatti, non parole. Le edicole possono ancora vivere, ma solo se chi ci sta attorno la smette di considerarci un fastidio del passato e inizia a trattarci come una risorsa per il futuro”, conclude Silvia, una voce che resiste e che non vuole più restare inascoltata.

Edicola, san paolo
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