Da Bill Gates un miliardo per due hotel di Roma tra Vaticano e centro: inizia la ‘sfida’ a De Niro

Roma, sullo sfondo l'ex Majestic, in primo piano Bill Gates, fondatore di Microsoft

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Roma torna ad attirare la grande finanza internazionale con un’operazione che fa rumore: Bill Gates mette sul tavolo un investimento complessivo da circa un miliardo di euro per due nuove strutture di fascia alta nel cuore della Capitale, una in via della Conciliazione a due passi da San Pietro e l’altra in piazza San Silvestro, dietro via del Corso. Non è solo turismo: è una scelta di potere, un segnale al mercato e anche alla politica cittadina, chiamata a governare l’ennesima trasformazione del centro.

A un passo dal Cupolone: il lusso “a norma”, ma il messaggio è globale

L’operazione più delicata, simbolicamente e urbanisticamente, è quella nell’area del Vaticano. Qui il progetto prende forma con una formula che sembra fatta apposta per disinnescare critiche e vincoli: un hotel “by Four Seasons”, allineato al limite massimo di categoria previsto in quella zona. Ma il punto non è quante stelle avrà sulla carta: il messaggio è chiaro. Roma viene letta come vetrina globale, dove il prestigio della posizione conta più di qualsiasi regolamento. E intanto i cantieri, si dice, cercano l’accelerazione giusta tra pratiche e interventi da far ripartire. La notizia è stata pubblicata dal quotidiano La Repubblica.

Piazza San Silvestro: il centro come terreno di conquista

L’altra scommessa è in piazza San Silvestro, a ridosso del “salotto” commerciale della città. Qui il ragionamento è politico prima ancora che immobiliare: spostare la frontiera dell’extralusso in un’area attraversata ogni giorno da residenti, lavoratori e turisti significa ridisegnare i confini reali della città. Non è solo riqualificazione: è un cambio di funzione. Dove c’era un centro vissuto “da tutti”, arriva un centro sempre più selettivo, con servizi, prezzi e accessi pensati per una clientela internazionale altospendente.

Non solo Gates: la corsa dei grandi marchi e la Roma-vetrina

In parallelo, Roma vive una stagione da “capitale del lusso”: nuovi indirizzi, ristrutturazioni, brand internazionali che si piazzano come bandiere su edifici storici e strade simbolo. Il tema è sempre lo stesso: la città è bellissima, ma amministrarla è complicato; e così l’investimento privato diventa la scorciatoia che promette ordine, decoro, posti di lavoro e indotto. Con un rovescio della medaglia: il rischio che il centro diventi un palco, e chi ci vive resti dietro le quinte, schiacciato tra affitti che salgono e funzioni urbane che cambiano.

Il paragone inevitabile: la Roma “cinema e lifestyle” di Robert De Niro

E qui entra in scena Robert De Niro, perché il confronto è quasi automatico. Sempre a Roma, sempre sul fronte degli hotel, l’attore ha legato il proprio nome al debutto del Nobu Hotel in città, operazione recente che si inserisce nella trasformazione di via Veneto e nell’idea di una Capitale che torna “scena”, immagine, narrazione internazionale. È un investimento più “pop-glamour”, costruito sul richiamo del brand e sull’effetto mediatico. Gates, invece, gioca una partita più finanziaria e strutturale: grandi numeri, grandi posizioni, grandi rendite. Due stili diversi, stesso obiettivo: prendersi il centro della Roma che conta.

La domanda politica: Roma di chi sarà, dopo il boom del lusso?

Il punto, alla fine, non è se servano nuovi hotel: Roma li riempie, eccome. Il punto è a quale città stiamo lavorando. Una Roma che si vende meglio al mondo può diventare più ricca, ma anche più fragile: prezzi che salgono, residenti che arretrano, spazi pubblici che si “privatizzano” senza dirlo. Il miliardo di Gates e il colpo mediatico di De Niro raccontano la stessa tendenza: la Capitale come brand globale. Resta da capire se la politica saprà governarla — o se si limiterà ad applaudirla, lasciando che a decidere siano solo i capitali e i marchi.