Dal “No” di Raggi alle Olimpiadi di Roma 2024 alla sfida a Gualtieri: Malagò entra (a gamba tesa) nelle elezioni 2027
Se non è una auto-candidatura, poco ci manca: “Uno sgarbo alla Capitale”. Malagò, ex presidente del Coni e oggi numero uno della Fondazione per i Giochi Invernali non la mette sul registro della nostalgia sportiva. La sua è una frase politica, calibrata, rilasciata oggi a La Repubblica nell’ambito di una intervista a tutto campo sull’avvio, ormai prossimo, delle Olimpiadi di Milano Cortina. Perché quel giudizio sullo stop a Roma 2024 — voluto dall’allora sindaca Virginia Raggi e da Beppe grillo — non riguarda solo il passato, secondo Malagò. Ma riscrive una colpa politica presente, assegna un danno e prepara – probabilmente – un confronto politico. Quando definisci “sgarbo” una scelta simbolica, stai dicendo che qualcuno ha mancato di rispetto a Roma. E in una città dove la percezione conta quanto i cantieri, sembra già il preludio a una campagna elettorale, quella per la conquista del Campidoglio nel 2027, per il post Gualtieri.
Roma 2024, la ferita aperta del M5S
Nel settembre 2016 Raggi motivò il “no” parlando di rischio debiti e “Olimpiadi del mattone”, rifiutando l’idea di legare la città a un grande evento. Poche settimane dopo, a ottobre, il CONI formalizzò il ritiro della candidatura: Malagò annunciò lo stop e comunicò la decisione al CIO. È qui che oggi lui affonda: “avevamo portato la barca in mezzo al fiume e siamo tornati indietro”, tradotto in politica: occasione sprecata, dignità colpita.
Da quel “no” alla rivincita Milano-Cortina
Malagò lega causalmente i due mondi: senza Roma 2024, nasce la traiettoria che porta ai Giochi invernali del 2026. È una narrazione di rivincita nazionale: “come ridare prestigio al Paese?”. E oggi, da presidente della Fondazione Milano Cortina, si gioca la credibilità del “sistema Italia” con un’Olimpiade che parte il 6 febbraio 2026 e si apre a San Siro, alla presenza del Presidente Mattarella.
Il corteggiamento del centrodestra e il “profilo civico”
Nel centrodestra non solo romano gira da mesi l’idea Malagò come candidato “civico di area”, uno che può parlare a mondi diversi senza sembrare un politico di professione. Il tema è nazionale, non solo locale: Roma è una vetrina e una trincea. Anche media diversi hanno registrato il “frullatore” di nomi e i segnali che alimentano la suggestione Malagò. Lui, pubblicamente, frena e dice di non capire perché nascano certe voci. Ma in politica conta ciò che diventi, prima ancora di ciò che dichiari.
Anti-Gualtieri: la città reale come programma implicito
Se la pista si consolidasse, il posizionamento sarebbe quasi automatico: anti-Gualtieri sul terreno dove Roma giudica i sindaci “a colpo d’occhio”. Trasporti, buche, decoro, rifiuti, sicurezza percepita: la quotidianità che diventa referendum permanente. Qui Malagò avrebbe un vantaggio comunicativo: può rivendicare relazioni, capacità organizzativa, gestione di scadenze e grandi eventi — la “forza coercitiva” delle date olimpiche, come l’ha definita — contro l’immagine di una città che spesso rimanda. E il Campidoglio, si sa, punisce chi sembra lento.
Anti-Raggi e M5S: lo stop olimpico come linea di frattura
L’altro fronte è più identitario: anti-Raggi, e quindi anti-M5S, usando Roma 2024 come “peccato originale” del governo grillino in città. È una clava semplice da capire: “ci avete tolto un’occasione mondiale”. Non serve entrare nei dossier: basta evocare prestigio perduto e investimenti mancati. In più, la partita 2027 potrebbe intrecciarsi con le incertezze del campo progressista: Gualtieri bis sì, ma con quale alleanza, e con quale atteggiamento del M5S? In questo scenario, la ferita olimpica torna utile: divide, polarizza, costringe a schierarsi.