Dentista bacia paziente durante la visita, poi la minaccia su whatsapp: “Non puoi capì quanto mi sono eccitato”
Era andata dal dentista per farsi riallineare i denti e ritrovare il sorriso. E invece il sorriso l’ha perso, quando lui, mentre le prendeva l’impronta dentaria, l’ha baciata in bocca. Poi, non contento, avrebbe pure preteso il pagamento di mille euro, soldi di cui avrebbe fatto a meno a patto che lei, la paziente, uscisse a pranzo con lui. Per questo, nei giorni scorsi, Mario, dentista che opera a Marino, nei Castelli Romani, è stato condannato nei giorni scorsi con rito abbreviato dal Tribunale di Velletri a due anni e un mese di carcere per violenza sessuale, come ha stabilito il gup Silvia Artuso.
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“Non puoi capì quanto mi sono eccitato”
I fatti risalgono al 9 novembre 2023. La donna, residente ad Albano, si presenta nello studio odontoiatrico per una visita. «Ero seduta sulla poltrona, con il dispositivo per l’impronta dentaria in bocca. Lui si è avvicinato e mi ha baciata sulle labbra», ha raccontato prima ai carabinieri, poi al suo legale, l’avvocato Maria Chiara Parmiggiani e infine al giudice. «Mi sono alzata e sono andata via, sconvolta». Un gesto consumato, secondo la ricostruzione accolta dal giudice, in una situazione che non le consentiva alcuna possibilità di reazione.
Dopo l’episodio, non arrivano spiegazioni o scuse. Anzi. Secondo quanto emerge dagli atti, l’odontoiatra avrebbe scritto alla donna frasi che il tribunale ha ritenuto inequivocabili: «Non puoi capì quanto mi sono eccitato, era l’unico modo per baciarti». E ancora: «Ti ho pensato sotto la doccia», «Ho pensato di baciarti il collo, il seno, le cosce, di morderti, ti aspetto per farti provare piacere e dolore, ti piacerà».
La risposta della donna chiarisce il suo punto di vista, nettamente in contrasto con quanto vorrebbe il medico. «Non azzardarti mai più a violarmi mentre avevo il dispositivo per l’impronta con l’impossibilità di difendermi, sei un miserabile».
Le richieste di denaro e le minacce
Non sarebbe finita lì. Sempre secondo l’accusa, il dentista avrebbe avanzato pretese economiche e velate intimidazioni: «Decidi, ti do tempo tre giorni poi o mi porti 1000 euro, o usciamo a pranzo, oppure guardati le spalle: non si sa mai». E poi: «Se non vieni in studio mercoledì vedi che ti succede». Ma ci sono anche messaggi del tipo: «Ma se vuoi ti faccio il lavoro gratis, magari ci accordiamo vieni con me a pranzo e poi…». Quando la donna gli scrive che si sarebbe rivolta alle forze dell’ordine, la replica del dentista è ancora più esplicita: «Ma quale caserma, le donne sono sempre felici di essere toccate, mica sarà d’oro la tua».
“Violenza in un rapporto di fiducia”
«Siamo di fronte a una vicenda particolarmente grave, perché la violenza si è consumata all’interno di un rapporto di fiducia e in una situazione di oggettiva impossibilità di difesa», ha dichiarato l’avvocata Maria Chiara Parmiggiani, che ha assistito la donna come parte civile e che si occupa di donne vittime di violenza attraverso l’associazione “Venere – Verso Nuove Ere”, raggiungibile al sito www.associazionevenere.it. «La vittima ha avuto il coraggio di denunciare e il giudice ha riconosciuto la piena attendibilità del suo racconto. È una decisione importante non solo per lei, ma per tutte le donne che spesso esitano a denunciare per vergogna o per paura di non essere credute».
Una sentenza che, oltre al singolo caso, riporta al centro una questione più ampia: la tutela del paziente e il rispetto assoluto dei confini, soprattutto quando la cura si trasforma, senza consenso, in abuso.