Detenuto nigeriano ferisce otto poliziotti: ma perché non se ne vanno in carcere a casa loro?

carcere rebibbia

“Il carcere di Rebibbia Nuovo, a Roma, torna al centro delle cronache per il ferimento di otto poliziotti penitenziari ad opera di un detenuto nigeriano. L’africano come una furia ieri ha letteralmente distrutto la cella nella Sezione G12 per poi lanciare pezzi di ceramica fuori dalla cella attraverso lo spioncino che aveva rotto”. E’ quanto denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. Capece racconta che “l’uomo ha colpito due poliziotti, fortunatamente non in maniera grave, che cercavano di fare proseguire le attività del Reparto in favore degli altri ristretti, tutti particolari e problematici.

La situazione è diventata esplosiva

Oggi la situazione è diventata esplosiva e si è reso necessario intervenire. Ma il detenuto nigerianoha colpito con una gamba del tavolo chiunque gli si parava davanti e solo grazie ai dispositivi di sicurezza e alla professionalità si è riusciti a fare uscire dalla cella il detenuto. Otto colleghi hanno riportato traumi e lesioni”. “Il Sappe stigmatizza la mancata assunzione di provvedimenti da parte del Ministero della Giustizia a tutela dei poliziotti penitenziari – prosegue il sindacalista -. Poliziotti sempre più spesso aggrediti, minacciati, feriti, contusi e colpiti con calci e pugni da detenuti.

I poliziotti richiedono telecamere e taser

Gli eventi critici contro gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono aumentati in maniera spaventosa. Purtroppo accentuati anche dalla scellerata vigilanza dinamica delle carceri che è alla base di tutta questa violenza inaccettabile. Rivendichiamo tutele e garanzie funzionali nuovi strumenti che migliorino il nostro servizio, bodycam e Taser, su tutti nuovi protocolli operativi e soprattutto tutele legali. Parole poche, fatti tanti, e le aggressioni contro la Polizia Penitenziaria continuano”. Sarebbe interessante sapere per quali reati era dentro il nigeriano e se faceva parte o meno dela famigerata mafia del suo Paese.

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