Disastro Ambientale a Malagrotta, chiesta la perizia per il ‘re dei rifiuti di Roma’: “A 99 anni non può affrontare il processo”

Roma, la discarica di Malagrotta, foto dell'ingresso ai tempi d'oro

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Nel processo d’appello sul presunto disastro ambientale legato alla discarica di Malagrotta, i giudici hanno disposto una perizia per accertare se Manlio Cerroni sia in grado di sostenere l’iter giudiziario. La sua posizione è stata stralciata in attesa degli esiti dell’accertamento medico. A motivare la scelta, l’età dell’imputato: 99 anni oggi, con il traguardo dei 100 previsto per novembre.

La discarica e il peso del caso “Roma rifiuti”

Al centro del procedimento c’è la discarica, indicata per anni come la più grande d’Europa: circa 230 ettari di colline e terreni che hanno ospitato a lungo lo stoccaggio dei rifiuti solidi urbani indifferenziati provenienti da Roma e provincia, con conferimenti che in passato hanno riguardato anche il Vaticano. Un sito divenuto simbolo, nel tempo, del rapporto complesso tra gestione dei rifiuti, scelte amministrative e ricadute territoriali.

L’istanza della difesa e il quadro clinico depositato

La richiesta è stata presentata dalla difesa, che punta a dimostrare l’“incapacità processuale” dell’imputato. Nell’istanza, il professor Alessandro Diddi, insieme al collega Pier Gerardo Santoro, richiama un accertamento medico risalente a circa dieci giorni fa, sostenendo che il quadro clinico attesterebbe l’impossibilità di partecipare consapevolmente al processo e di esercitare in modo attivo il diritto di difesa.

Le parole in aula e la necessità di un approfondimento

Il presidente della Corte d’assise d’appello ha collegato la decisione alla documentazione presentata, spiegando che la certificazione depositata “impone un approfondimento” sulle condizioni psicofisiche dell’imputato. Sarà ora il personale medico incaricato a effettuare la perizia, passaggio che diventa determinante per stabilire se e come il procedimento possa proseguire nei suoi confronti.

Il processo continua per Rando e il precedente del primo grado

Dopo lo stralcio, il processo d’appello prosegue invece per l’altro imputato, Francesco Rando, ultraottantenne ed ex braccio destro di Cerroni. In primo grado, nel luglio 2024, la terza Corte di assise aveva condannato Cerroni a sei anni e quattro mesi e Rando a tre anni, disponendo anche il risarcimento in favore delle parti civili costituite, tra cui Comune di Roma e Regione Lazio. Contestata dai pm un’alterazione dell’equilibrio dell’ecosistema e un’offesa alla pubblica incolumità, valutate in relazione all’estensione della compromissione e al numero di persone esposte a rischio.