Disastro rifiuti, la guerra nel Lazio arriva alla Corte Costituzionale

Continua l’odissea dei rifiuti nella Regione Lazio. Tra ritardi amministrativi e scelte sbagliate infatti tutto il sistema della raccolta e dello smaltimento della spazzatura sembra arrivato davvero al collasso. Il problema più grande rimane sempre lo stesso, dove mettere i rifiuti urbani che produce la città di Roma. Almeno quella parte che non può essere trattata e valorizzata. E che alla fine dovrà essere conferita in discarica. Chiusa Malagrotta, scongiurato l’ampliamento del sito di Roccasecca dei Volsci e impantanata la procedura per la nuova discarica di Valle Galeria a Monte Carnevale, per la Regione sembra essere notte fonda. Ma anche la Raggi non è messa meglio, con l’impianto AMA del salario andato a fuoco mesi fa. E pochissime alternative sul campo. Se non quella di mandare fuori la spazzatura con costi altissimi. In realtà ci sarebbero anche aziende che possiedono la tecnologia per trattare questi rifiuti. Come la Rida Ambiente ad Aprilia. Ma in questo caso la Regione non ha mai fornito una discarica di appoggio. E si continua a perdere tempo, con cumuli di rifiuti per strada. Ogni tanto però arriva qualche buona notizia per i cittadini. Come quella della recentissima sentenza del Consiglio di Stato. Che chiama in causa la Corte Costituzionale. E che potrebbe far risparmiare un po’ di soldi in bolletta. E di questi tempi non è poco.

Il Consiglio di Stato sospende il ‘benefit’ ambientale che costava ai cittadini del Lazio 50 milioni di euro l’anno

La buona notizia arriva dalla sentenza del Consiglio di Stato. Che ha per ora sospeso il cosiddetto ‘benefit’ ambientale. Giudicandolo potenzialmente contrario al dettato della Costituzione. E rinviando tutta la questione al giudizio della Corte. Ma di cosa si tratta esattamente? Al di là dei tecnicismi di una materia spesso complessa, la sintesi non è difficile. La Regione Lazio aveva stabilito fin dal 1998 un premio. Per quei comuni che nel loro territorio ospitassero un impianto di trattamento dei rifiuti. In parole povere una somma di denaro. Che doveva essere versata nelle casse comunali direttamente dai gestori dell’impianto. Non dalle proprie tasche però. Perchè in realtà il meccanismo prevede che siano i  comuni vicini a pagare. Quando decidono di conferire i loro rifiuti in discarica. E ovviamente il tutto va a rincarare le bollette. Quindi, sono in pratica i cittadini a pagare questa ulteriore tassa. Facciamo due conti. In media in un anno il Lazio produce un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti urbani.  La tariffa media è di 150 euro per tonnellata. Il tutto fa la cifra stratosferica di 2 miliardi e 250 milioni di euro. E il benefit vale il 4 per cento. Cento milioni di euro in più pagati dalla povera gente. Per avere un servizio di raccolta e smaltimento rifiuti spesso semplicemente pessimo.

La Corte Costituzionale ci dirà se è giusto pagare cosi tanto per smaltire l’immondizia nel Lazio

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato ora toccherà alla Corte Costituzionale. Dirci se è giusto spendere cosi tanto per smaltire i rifiuti urbani del Lazio. La questione è stata sollevata dal gestore di un impianto, quello di Castelforte. Che dal 2015  ha avuto di fatto la possibilità di trattare anche il rifiuto urbano, con tanto  di tariffa determinata dalla Regione. E che quindi secondo la competente Direzione ambiente regionale da quel momento in poi avrebbe dovuto versare il benefit ambientale al comune di Castelforte. Cosa che invece non sarebbe mai avvenuta. Adesso è di nuovo tutto fermo, ma almeno i cittadini dei comuni limitrofi che su appoggiano a questo impianto non vedranno aumentarsi la bolletta sui rifiuti. E se la Corte Costituzionale darà loro ragione, il principio varrà per tutti. Perchè errori e ritardi non possono essere più pagati chiedendo sacrifici agli imprenditori. O mettendo ancora una volta le mani nelle tasche vuote dei cittadini del Lazio.

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