Domani a piazza Vescovio un fiore per Francesco Cecchin e Paolo Di Nella contro i vandali della sinistra

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Un fiore per Francesco Cecchin, militante del Fronte della Gioventù ucciso brutalmente a Roma nel 1979, durante gli anni di piombo. La sua targa commemorativa nei giorni scorsi vandalizzata da un gruppo di estrema sinistra. Non solo: anche la memoria di Paolo Di Nella oltraggiata da vigliacchi i gnoti: la corona di fiori apposta per lui è stata bruciata nel corso dello stesso raid comunista. Domani alle 18 a piazza Vescovio “ci raduneremo davanti alla stele di Francesco Cecchin, profanata dall’infamia della canaglia antifa, scatenata dai proclami e dagli allarmismi degli apprendisti stregoni, utili idioti della strategia della tensione”. Lo si legge in una nota degli organizzatori del presidio.

“Ribadire con sobrietà il legame sacro con i nostri Caduti”

La nota prosegue: “Vogliamo ribadire con la sobria solennità di un raccolto omaggio floreale il nostro legame sacro e indissolubile con i nostri Caduti, che ci illuminano il cammino, come nostri Lari e, alcuni, addirittura come nostri Penati. Non accontenteremo i burattinai che si augurano di dare vita a uno scomposto simulacro di sguaiati opposti estremismi. Non lo faremo per rispetto dei nostri Caduti e perché ben consapevoli del tentativo in atto di far saltare la riforma della Giustizia al fine di mantenere intonsi i privilegi e i poteri assoluti dei soviet in Magistratura.

La sinistra distorce e strumentalizza i fatti di Firenze

Non parteciperemo, quindi, alla tragicommedia che vorrebbero imporci dopo la strumentalizzazione dei fatti di Firenze, dove sei ragazzi di Azione Studentesca che volantinavano tranquillamente subirono l’aggressione dagli antifa. Ma riuscirono solo a non farsi sopraffare dal numero. Violentando la verità, capovolgendo i fatti, gli untori hanno parlato di aggressione fascista, dando il via a tutta la cagnara che è sfociata anche nelle profanazioni. Mangiafuoco si metta l’animo in pace: non danzeremo come Arlecchino e Pulcinella. Stile, disciplina, sobrietà per sacralizzare i gesti e gli spazi”.

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