Dov’erano le piazze della sinistra quando sui nostri cieli volavano ogni giorno le bombe nucleari?

bombe sui cieli (2)

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Con la guerra in Ucraina la bomba nucleare, anzi, la bomba atomica, come si diceva prima, è tornata di moda. Putin sta facendo le esercitazioni con il nucleare, l’Ucraina prepara la bomba sporca, la centrale nucleare di Zaporizha è continuamente bersagliata dai belligeranti. E, ovviamente, Mosca sta aiutando Teheran nella costruzione di nuovi ordigni atomici. L’Occidente minaccia la Russia di distruzione totale nel caso in cui utilizzi l’arma nucleare sull’Ucraina, anziché avviare seri negoziati di pace per una cessazione immediata delle ostilità. E poi ci sono le piazze italiane che chiedono la pace, piazze che ovviamente non sposteranno neanche di un millimetro la situazione, né bellica né diplomatica. Queste manifestazioni sembrano più rivolte alla rabbia contro il governo Meloni, colpevole di aver vinto liberamente le elezioni, che per un reale interesse alla pace.

Aerei Usa carichi di bombe ci sorvolavano sempre

Ma queste piazze dove erano qualche decennio fa, quando sul nostro Paese volavano ogni giorno indisturbate le bombe nucleari? Sì, perché questa è una storia che vale la pena raccontare. Tutto iniziò negli anni Cinquanta, quando l’Occidente temeva, a torto o a ragione, un attacco sovietico improvviso all’Europa. I tempi di reazione degli aerei (gli “involi”) ai tempi erano lunghi e complessi, pertanto l’Usaf, presente in Europa, decise sin dall’inizio degli anni Sessanta di mantenere sempre in volo dei velivoli, per non farsi cogliere impreparati. Fu chiamata Operazione Chrono Dome (cupola di cromo), che andò avanti dal 1960 al 1968. Diversi B-52, che tutti conosciamo, carichi di ordigni termonucleari, volavano ininterrottamente sull’Europa. rifornendosi anche in volo.

Sei Fortezze Volanti orbitavano sull’Italia

All’inizio questi pattugliamenti erano previsti solo sull’America Settentrionale e sulla Greonlandia, ma successivamente si decise di ampliare i pattugliamenti su tre grandi aree. Una sull’Alaska, vicino al territorio sovietico, per andare a colpire bersagli nella parte asiatica dell’Urss: qui operavano due velivoli. Altri 4 orbitavano nel grande nord canadese, per raggiungere eventualmente la parte centrale del nemico. E la terza area sul Mediterraneo, dove volavano sei velivoli pronti a colpire l’Ucraina e il Caucaso. Qui erano impegnati ben 6 B-52, tutto il giorno, tutti i giorni. Ogni aereo, i B-52 “Stratofortress”, trasportava dai 2 ai 4 ordigni termonucleari della potenza di 1,45 megatoni di potenza, molto più potenti di quelle di Hiroshima e Nagasaki. Ogni ordigno era dotato di paracadute, sia per dare al bombardiere il tempo di allontanarsi sia per motivi di sicurezza in casi che l’aereo fosse precipitato.

Sopra le isole maggiori e su Puglia e Calabria

Ovviamente tutta l’operazione fu coperta dal segreto più assluto, anche se i governi dei Paesi sorvolati – Italia compresa – erano al corrente. I voli erano sempre controllati dlala nostra Aeronautica militare. In ogni caso, era preoccupante. Qualche anno fa, dopo che fu tolto il segreto su questa attività, si è saputa la rotta delle Fortezze Volanti sui cieli dell’Europa. Provenienti dalla Carolina del Nord e dalla Florida, i bombardieri sorvolavano Gibilterra, passavano tra Sardegna e Sicilia, arrivavano nei pressi di Ustica e sorvolavano poi Calabria e Puglia, giungendo nell’Adriatico meridionale. Qui iniziava un “pendolamento” lungo le nostre coste. Non riteniamo si avvicinassero alle jugoslave. Il segreto era non solo sui voli ma anche sugli “armamenti speciali”, come venivano indicate le armi nucleari nella nomenclatura ufficiale italiana.

L’incidente nucleare di Palomar del 1966

Di tutto questo oggi non c’è più traccia e nemmeno di quali fossero gli aeroporti italiani nei quali i B-52 potessero atterrare in caso di problemi. Inoltre, si sa che in alcune basi Usa in Italia erano conservati ordigni nucleari. Non è mai stato detto né sono stati mostrati, ma c’è ragione di ritenere che il sito “Pluto” vicino Vicenza contenesse armi di questo tipo. Ma non era tanto il conflitto nucleare mondiale il rischio dell’epoca, quanto quello di incidenti. Infatti durante l’operazione precipitarono ben 5 B-52: tre negli Usa, uno in Groenlandia e uno, famoso, a Palomar in Spagna, nel 1966. Un B-52 si scontrò con un’aviocisterna, ed entrambi i velivoli precipitarono con la morte di 7 militari. Gli ordigni subito rilasciati in volo, come da protocollo, ma nonostante ciò tre impattarono sul terreno rilasciando radiottività, tanto che fu necessario un lungo lavoro di bonifica. Il quarto ordigno si inabissò a 800 metri di profondità. Si recuperò solo dopo alcuni mesi di intense ricerche. Franco a quel punto tolse il diritto di srvolo agli americani.

L’arrivo dei missili intercontinentali mutò la situazione

Questi incidenti convinsero gli Usa a ridurre drasticamente queti voli, anche perché nel frattempo erano accadute alcune cose. C’erano i missili balistici intecontinentali Atlas e Minutman, che avevano una portata di diecimila chilometri e che potevano raggiugere l’Urss in 20 minuti. Poi erano diventati operativi i missili Polaris, lanciabili dai sottomarini nucleari che potevano colpire a 4.500 chilometri di distanza. La risposta immediata era così assicurata senza dover tenere in volo gli aerei permanentemente. Negli anni Ottanta poi gli Usa dislocarono altri ordigni nucleari in Italia, poi smantellati nel 1992. Oggi dovrebbero rimanerne solo poche decine di ordigni tattici, forse ad Aviano e Ghedi. Comunque, nessuno sa però se i sovietici avessero una controarma analoga né quante e quali armi fossero puntate sul nostro Paese…

(Foto: Analisi Difesa)