Due tombe dell’antica Roma Repubblicana riemergono dal parco di Pietralata (FOTO)

Roma, i reperti rinvenuti - www.7colli.it

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Roma, non è il Colosseo, non è il Foro, e proprio per questo fa rumore: a Pietralata, nel parco delle Acacie lungo via di Pietralata, gli scavi di archeologia preventiva hanno riportato alla luce un complesso che cambia la narrazione della capitale. Due vasche monumentali, un piccolo edificio di culto e due tombe di età repubblicana emergono dal sottosuolo mentre la città discute di piani urbanistici e trasformazioni. È la prova concreta che Roma non è mai stata “solo” il centro: è sempre stata una metropoli diffusa.

Scavi e politica: quando lo sviluppo urbano deve fare i conti con la storia

L’operazione è guidata dalla Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, e nasce dentro un tema decisamente politico: come si costruisce senza cancellare? Porro parla di periferie come “depositarie di memorie profonde” e difende l’archeologia preventiva come strumento indispensabile perché crescita e tutela camminino insieme. Tradotto: se la città corre, non può farlo a occhi chiusi. Qui la pianificazione urbana non è solo cemento e viabilità, ma anche responsabilità culturale e visione pubblica.

Un asse antico attraversa Pietralata: la Roma che scorreva verso l’Aniene

Dentro un’area vasta (circa quattro ettari), le indagini iniziate nell’estate 2022 stanno restituendo un tratto di paesaggio antico vissuto per secoli: dal V-IV secolo a.C. fino al I secolo d.C., con presenze più sporadiche anche tra II e III secolo d.C. Al centro c’è un percorso viario che taglia l’area e dialoga con un corso d’acqua diretto verso l’Aniene. Non è un dettaglio: strade e acqua significano potere, controllo del territorio, economia e ritualità.

Il sacello e l’ombra di Ercole: fede, identità e prestigio nel quartiere

Dalla strada si accedeva a un sacello, un piccolo tempio quadrangolare, con tracce di intonaco interno e un elemento centrale interpretabile come altare. Ma la notizia più “politica” è un’altra: la devozione come strumento di identità e status. Nel deposito votivo collegato sono emersi ex voto in terracotta (teste, piedi, figure femminili e perfino bovini), indizi che rimandano al culto di Ercole, molto presente lungo la via Tiburtina. In pratica: anche qui si costruiva consenso, appartenenza, autorità.

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Le tombe repubblicane e la “gens potente”: chi comandava davvero in zona

Le due tombe a camera, raggiunte da corridoi paralleli scavati nel tufo, parlano chiaro: a Pietralata non passavano solo contadini o viandanti. Una sepoltura presenta un ingresso monumentale e corredi che raccontano ricchezza e centralità sociale; l’altra conserva resti umani e un particolare sorprendente, il segno di una trapanazione chirurgica sul cranio. Elementi che spingono gli archeologi a ipotizzare una gens facoltosa e influente, con una facciata funeraria monumentale poi in parte spogliata e riutilizzata già in età romana: potere, memoria e riuso, un classico della storia di Roma.

Le due vasche giganti: acqua, rituali e il bivio delle scelte pubbliche

Poi ci sono loro: due vasche monumentali, enormi, ancora enigmatiche. Una, lunga e alimentata da canalette, mostra nicchie e tracce che potrebbero indicare funzioni cultuali (più che produttive). L’altra, più profonda e servita da rampe, non ha ancora canali chiari di adduzione o deflusso: e proprio questa incertezza apre la partita più importante. Perché adesso non basta “scoprire”: serve decidere cosa farne, come valorizzare, come integrare nel quartiere. Tra qualche mese, a scavo concluso, partirà il piano di valorizzazione: ed è lì che la politica dovrà dimostrare di essere all’altezza della storia.