E’ morto Michel Rouche, il più grande biografo di Attila. Il re unno fu fermato da papa Leone Magno

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Lo storico francese Michel Rouche, studioso autorevole del primo millennio dell’era cristiana, specialista dei regni romano-barbarici nell’alto Medioevo, nonchè autore della prima biografia di Attila scevra da molte leggende, è morto a Parigi all’età di 87 anni. La notizia della scomparsa è stata pubblicata oggi dal quotidiano Le Monde. Rouche era professore emerito di storia medievale all’Università la Sorbona di Parigi ed aveva insegnato all’Università Charles De Gaulle di Lille e all’Institut catholique di Parigi. Rouche ha concentrato i suoi studi tra la Tarda antichità e l’Alto Medioevo, con ricerche sull’evangelizzazione in Europa e i primi regni barbarici. Tra cui quello dei Visigoti, che controllavano buona parte del sud dell’attuale Francia nel V secolo e regnarono in Spagna fino alla conquista musulmana all’inizio dell’VIII secolo.

Attila in venti anni riuscì a cambiare la storia

Era considerato il massimo studioso del re franco Clodoveo, che trasformò la Gallia in quella che sarebbe diventata la Francia. Nel 1996, in occasione del quindicesimo centenario del battesimo del fondatore della dinastia merovingia, fu Michel Rouche a guidare il comitato storico celebrativo. Tra i suoi libri pubblicati in italiano figurano “Le radici dell’Europa. Le società dell’alto Medioevo (568-888)” (Salerno editrice, 2005) e “Storia dell’alto Medioevo” (Jaca Book, 1993). Di particolare importanza la biografia “Attila” (Salerno, 2010). Qui Rouche propone un ritratto avvincente dell’uomo che riuscì in vent’anni a cambiare per sempre la storia. Basato sulle fonti documentarie e affrancato da pregiudizi e sedimenti leggendari.

Per Rouche Attila non era il bruto che la storia ci ha tramandato

Attila è figura leggendaria nella storia europea, spiega Rouche, ma il personaggio storico è ben lontano dal cliché del bruto, analfabeta e spietato devastatore. Che addirittura avrebbe meritato l’epiteto di “flagello di Dio”. Attila, sostiene Rouche, si dimostrò un condottiero coraggioso e un abile politico, costringendo il mondo romano a ogni genere di manovra militare e diplomatica per contrastarlo. E perfino a inedite coalizioni strategiche, come quella tra il generale romano Ezio e il re dei Visigoti, barbaro tra i barbari. Con articoli, monografie e libri Michel Rouche ha indagato le radici dell’Europa dall’esame delle società che costellavano l’ex Impero romano d’Occidente a partire dall’invasione dei Longobardi nel 568.

Il ruolo del cristianesimo nell’impero carolingio

Nella sua vasta opera ha tracciato un quadro delle concezioni sociali, politiche e religiose elaborate dalle società del tempo. Focalizzando la sua analisi sulla giustapposizione tra le società pagane tribali e le prime società cristiane con o senza Stato. “Elementi cristiani, romani e germanici trovano in quell’Europa una sintesi originale. Soprattutto grazie all’influenza del cristianesimo che, nell’Impero carolingio assunse un ruolo sempre più importante accanto allo Stato”, ha scritto Rouche. Come si ricorderà, secondo la leggenda Attlia venne fermato da papa Leone Magno che gli mostrò un crocifisso.

(Foto: Cinema e Medioevo)