E’ una grande mutazione sociale: lavoratori e imprese promuovono il lavoro agile

dipendenti smart working

Il lavoro agile piace a imprese e lavoratori. Per due datori di lavoro su tre (66%) incrementa la produttività e consente il risparmio dei costi di gestione degli spazi fisici, in particolare per le piccole imprese. Per il 72% dei datori di lavoro aumenta il benessere organizzativo e migliora l’equilibrio vita-lavoro dei dipendenti. Emerge dalla giornata di studi sul lavoro agile organizzata a Benevento dall’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche). L’Istituto di ricerca ha presentato due report: “Attualità e prospettive dello smart working. Verso un nuovo modello di organizzazione del lavoro?”. Qui analizza oltre 15mila interviste a occupati (dai 18 anni) e a 5mila unità locali/imprese del settore privato extra agricolo. E poi “Verso lo smart working? Un’analisi multidisciplinare di una sperimentazione naturale”.

Per i lavoratori il lavoro agile fa risparmiare tempo nei trasporti

Per i lavoratori il lavoro agile migliora la qualità della vita. Per l’80% migliora l’organizzazione e la gestione degli impegni privati-familiari, per il 72% favorisce una maggiore autonomia rispetto a metodi, orari, ritmi, e luoghi di lavoro. E, soprattutto, il risparmio di tempo negli spostamenti (90%). E’ il Nord est a trainare il lavoro agile. Sono state infatti soprattutto le imprese del Nord Est (70%) a utilizzare lo smart working, molto più di quelle del Nord Ovest (53%) e del Centro (57%). Il Mezzogiorno raggiunge una quota del 30%. Medie (63%) e grandi imprese (78%) registrano i valori più alti. Ma anche la metà delle micro imprese lo ha utilizzato. Il 31% di quelle con fino a 5 addetti ha investito in tecnologie e software a supporto delle attività smart e il 28% di quelle con 6-9 addetti, ha modificato a degli spazi di lavoro tradizionali.

Le potenziali criticità riguardano i rapporti umani

Le potenziali criticità dell’uso del lavoro agile in azienda si registrano sul fronte dei rapporti umani. Non facilita i rapporti fra i colleghi e con i responsabili (per il 62% dei lavoratori e per il 43% delle imprese smart). Inoltre aumenta l’isolamento (per il 65% dei lavoratori da remoto e per il 49% delle imprese smart). “Sullo smart working restano ancora da esplorare svariate potenzialità legate alle nuove tecnologie (come, per esempio, l’Intelligenza Artificiale). Che stanno già mostrando di poter alimentare sviluppi in termini di maggiore efficacia delle attività lavorative. Ma che presentano anche un lato oscuro legato alla privacy, alla protezione dei dati personali, o semplicemente a quella sensazione di sentirsi perennemente connessi o sotto controllo”. A dirlo il presidente dell’Inapp, Sebastiano Fadda.

Il lavoro agile potrebbe risolvere numerosi problemi nel Mezzogiorno

Per Fadda “il Mezzogiorno potrebbe beneficiare notevolmente della diffusione dello smart working, sia in termini di prestazioni lavorative svolte al sud per imprese del Nord, sia in termini di ripopolazione delle aree interne”. Per Fadda, “bisogna evitare di riportare indietro le lancette dell’orologio. Se con la pandemia il lavoro agile ha permesso la salvaguardia di molti posti di lavoro, adesso bisogna puntare a migliorarne i processi produttivi. Come? Continuando a favorire la digitalizzazione e a investire sulla organizzazione smart del lavoro, modalità che avvantaggia sia le imprese che i lavoratori, come emerge dalle due ricerche. Lo smart working può rappresentare una soluzione anche per i problemi connessi all’elevato costo dell’energia e in prospettiva è destinato a riscrivere la geografia urbana dei nostri territori”.