Emergenza energia, il piano di Meloni in Parlamento: smart working, targhe alterne e incognita gas
Più che un appuntamento politico ordinario, l’informativa di Giorgia Meloni in Parlamento giovedì 9 aprile si annuncia come il momento in cui il governo dovrà spiegare come intende affrontare una crisi che tocca famiglie, trasporti e imprese. L’agenda è già fissata: la premier parlerà alle 9 alla Camera e alle 12 al Senato. Nelle ultime ore il dossier energia ha preso il sopravvento su tutto il resto, spinto dagli effetti della guerra in Iran e dalle tensioni sullo Stretto di Hormuz.
Le misure allo studio, senza allarmismi inutili
Il punto decisivo è questo: smart working spinto e targhe alterne, almeno per ora, non sono decisioni prese ma ipotesi allo studio. I tecnici del ministero dell’Ambiente stanno lavorando sull’aggiornamento del Piano di emergenza del sistema italiano del gas del 2023. Tra le opzioni valutate compaiono lavoro da remoto dove possibile, limiti all’uso dei veicoli, temperature più alte per i condizionatori, meno trasferte dei funzionari pubblici e maggior ricorso al trasporto pubblico. È un pacchetto che richiama anche le raccomandazioni diffuse il 20 marzo dall’Agenzia internazionale dell’energia, che ha indicato fra le misure immediate proprio smart working, limiti di velocità e rotazione delle targhe nelle grandi città.
Perché aprile è il mese che preoccupa di più
L’urgenza nasce da un dato molto concreto: Hormuz resta il passaggio di circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e la quasi chiusura del corridoio sta già alterando i mercati energetici. La IEA ha avvertito che l’Europa sentirà in modo più netto gli effetti in aprile, soprattutto su diesel, jet fuel, inflazione e crescita. Per l’Italia il problema non è teorico: prima della crisi, circa il 10% del gas consumato arrivava dal GNL del Qatar e il 12% delle importazioni di petrolio passava dal Medio Oriente. Secondo fonti del MASE riportate dall’ANSA, gli stoccaggi italiani di gas sono al 44%; in uno scenario estremo di blocco dei flussi di carburante, le scorte coprirebbero circa un mese.
La risposta del governo tra diplomazia e misure tampone
Palazzo Chigi prova intanto a guadagnare tempo. Meloni ha intensificato la diplomazia energetica con Algeria, Arabia Saudita, Qatar ed Emirati, e Reuters riferisce che nelle prossime settimane è prevista anche una missione in Azerbaigian. Dal giugno 2026 l’Italia dovrebbe inoltre iniziare a ricevere GNL dal terminale statunitense Golden Pass, utile a coprire almeno in parte il vuoto lasciato dai dieci carichi qatarioti mancanti tra aprile e metà giugno. Sul fronte interno, il governo ha già rifinanziato fino al 1° maggio il taglio delle accise sui carburanti. Non basta a spegnere la tensione: Bankitalia ha già rivisto al ribasso la crescita 2026 allo 0,6% e alzato le stime d’inflazione al 2,6%.
Il nodo politico resta dentro la maggioranza
C’è poi un tema che pesa quanto le misure tecniche: la tenuta politica. Meloni cercherà verosimilmente di presentarsi in Aula chiedendo responsabilità a tutti, opposizioni comprese, ma il primo equilibrio da difendere è interno al centrodestra. Matteo Salvini continua infatti a rilanciare la necessità di valutare un ritorno alle forniture di petrolio e gas dalla Russia, una linea che trova il muro di Fratelli d’Italia e Forza Italia secondo le ricostruzioni della giornata. Per questo il passaggio parlamentare di giovedì non sarà solo una prova di comunicazione: dirà se il governo ha una linea comune sull’emergenza energia o se il dossier più delicato del momento rischia di diventare anche il più divisivo.