Epatiti misteriose nei bambini: lo Spallanzani si attiva ma per gli esperti il vaccino non c’entra

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L’Inmi Spallanzani di Roma “di fronte alle segnalazioni di casi di epatite di origine sconosciuta in pazienti pediatrici riportate da diversi Paesi europei ed extra europei, sottolinea come esse necessitino della dovuta attenzione ma non debbano essere fonte di allarmismo”. L’Istituto ha prontamente attivato, attraverso il Servizio regionale per la Sorveglianza delle Malattie infettive (Seresmi) , “un flusso di segnalazione e di monitoraggio di eventuali casi sospetti sul territorio regionale. Ed è pronto a garantire i necessari approfondimenti anche attraverso tecniche di diagnostica innovative quali la metagenomica, al fine di poter identificare il possibile agente etiologico”, sottolinea lo Spallanzani in una nota.

“Tutto questo conferma ancora una volta che le malattie infettive emergenti sono un aspetto sempre più influente e decisivo della patologia umana. E su questa emergenza lo Spallanzani è più che mai pronto a ribadire il suo ruolo di riferimento per la sanità regionale e nazionale, per la ricerca internazionale, per la sicurezza e il benessere dei cittadini”, conclude l’Istituto.

Bassetti: non credo che nelle epatiti c’entrino Covid o vaccini

L’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, commenta i casi di epatite a causa ignota che stanno aumentando in Europa, segnalati anche negli Usa.  “Difficile farsi un’idea. Potrebbe essere un agente infettivo, ad esempio un adenovirus che può dare un quadro così aggressivo, ma negli immunodepressi. Invece qui i casi sono in bambini sani, quindi è molto importate capire in questa fase se è un virus o un nuovo agente di epatite che colpisce solo i bambini. Ci preoccupa il fatto che siamo di fronte ad una epatite molto grave, che in alcuni casi ha portato al trapianto”. “Bisogna studiare tutti insieme e fare squadra a livello europeo – spiega -. Capire anche la modalità di trasmissione, se ci sono agenti esterni o fattori autoimmuni. Però posiamo escludere il Covid e i vaccini”.

Pregliasco: escludo un legame con i vaccini anti-Covid

“Rispetto alle nuove epatiti” acute con origine misteriosa segnalate nei bimbi, il virologo dell’università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliascocommenta. Ed esclude “sicuramente” l’idea di un legame con il vaccino anti-Covid. Invece, spiega l’esperto all’Adnkronos Salute, “concordo con l’ipotesi che”, complice l’isolamento sociale imposto dalle restrizioni adottate per il contenimento della pandemia, “ci possa essere stato un abbassamento delle difese. Con una quota maggiore di infezioni da adenovirus che prima risultavano più diluite. Un po’ come è successo a novembre con l’epidemia di virus respiratorio sinciziale” nei più piccoli. Sul ruolo di Sars-CoV-2, “è possibile, come coinfezione o infezione precedente”, ragiona Pregliasco. Mentre gli specialisti internazionali sono al lavoro per capire le cause di queste forme gravi.

A pensare all’isolamento sociale un articolo pubblicato su “Eurosurveillance”

A chiamare in causa l’isolamento sociale è stato un articolo pubblicato su “Eurosurveillance” e rimbalzato sui media inglesi. “Un’eziologia infettiva è considerata più probabile – spiegano gli autori -. Date le caratteristiche epidemiologiche e cliniche” delle forme osservate. “Al momento della pubblicazione le principali ipotesi si concentrano sull’adenovirus, o su una nuova variante” di questo patogeno. “Con una sindrome clinica distinta” da quelle tradizionalmente note. “O su una variante che circola regolarmente e che ha un impatto più grave sui bambini più piccoli immunologicamente naïve”. Considerando che “l’infezione da adenovirus come causa di epatite grave è rara nei bambini immunocompetenti”.

Guidotti: molti bambini con le epatiti non erano neanche vaccinati

“Per chi ha subito lanciato” via social il tam tam su un ipotetico allarme, “va precisato che gran parte dei bambini” al centro dei casi di epatiti misteriose segnalati a livello internazionale, in particolare in alcuni Paesi europei come il Regno Unito, “non erano vaccinati contro Covid”. Anche per via dell’età (molti sono sotto i 6 anni). “Indipendentemente da questo eravamo tutti sicuri, ma grazie al cielo non c’è neanche un appiglio, non c’è proprio un’associazione con il vaccino anti-Covid”. A farlo notare all’Adnkronos Salute è Luca Guidotti, vicedirettore scientifico dell’Irccs San Raffaele di Milano. Nonché professore ordinario all’Università Vita-Salute San Raffaele, super esperto di epatiti.