Farmaci illegali contro il Coronavirus: la Gdf denuncia due commercianti cinesi

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L’immissione sul mercato di circa 3.000 farmaci e preparati a base vegetale, spacciati come efficaci per la cura del Coronavirus, è stata sventata dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma. Le fiamme gialle hanno infatti denunciato 2 persone per i reati di ricettazione e vendita abusiva di medicinali. All’interno di un minimarket ubicato nei pressi di via dell’Omo e gestito da un cittadino di nazionalita’ cinese, le Fiamme Gialle del 3° Nucleo Operativo Metropolitano hanno scovato, tra gli alimenti esposti per la vendita, oltre 2.000 prodotti tra pastiglie, pillole, composti di erbe e tisane provenienti dalla Cina, con etichette prive di traduzione in lingua italiana.

Farmaci “miracolosi” che curano il coronavirus: il business Made in China

I finanzieri hanno scoperto un’altra “farmacia” illegale in un magazzino di via Prenestina. Una una società operante nel settore della cosmetica di proprietà di un cittadino cinese. La Gdf ha scoperto circa mille capsule in alcune confezioni riportanti la dicitura “Lianhua Qingwen Jiaonang”. Tutte vendute come proposta terapeutica contro il Covid. Tutti i preparati rinvenuti erano sprovvisti dell’Autorizzazione per l’Immissione in Commercio (Aic) rilasciata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa).

Due settimane fa l’operazione dei Nas tra Prato e Roma

Due settimane fa, i Nas hanno effettuato una operazione simile che ha riguardato non solo la Capitale, ma anche Prato. Dalla Chinatown toscana avevano spedito a Roma 437 confezioni di farmaci di provenienza cinese. Tutti per il trattamento di varie sintomatologie influenzali. Tra queste, 88 scatole, per un totale di n. 2.112 pillole. Farmaci che vanno per la maggiore nella comunità cinese per la cura dei sintomi da covid-19. I farmaci, privi di autorizzazione all’immissione in commercio e delle prescritte indicazioni in lingua italiana, sono stati rinvenuti presso 5 esercizi commerciali. Quattro nel centro di Roma e uno a Prato. Tutti erano tra supermarket ed erboristerie gestiti da cittadini asiatici.

“L’intervento – avevano spiegato i Nas – ha consentito di tutelare il rispetto della salute pubblica e allo stesso tempo impedire la vendita di farmaci prodotti con modalità non note e non sottoposte ad alcuna verifica sulla loro efficacia e sui possibili effetti collaterali da parte delle competenti Autorità Sanitarie Nazionali (AIFA) e Europee (EMA)”.

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