Femminicidio di Anguillara, il figlio di Federica Torzullo affidato ai nonni materni e al sindaco

Federica Torzullo

La decisione è arrivata dopo un’ora e venti minuti di camera di consiglio. Il Tribunale per i minorenni di Roma ha affidato il figlio di dieci anni di Federica Torzullo ai nonni materni, mettendo un primo punto fermo in una vicenda che ha scosso Anguillara Sabazia e l’intera provincia di Roma. Il bambino resterà nel nucleo familiare della madre, con il coinvolgimento diretto della zia materna, mentre il sindaco di Anguillara, Angelo Pizzigallo, ha mantenuto il ruolo di tutore legale.

Una scelta che ha tenuto insieme diritto, tutela del minore e realtà dei fatti, dopo un femminicidio che ha lasciato dietro di sé una scia di morte e domande senza risposta.

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La decisione del Tribunale dei minorenni di Roma: niente casa famiglia

L’udienza si è svolta davanti ai giudici chiamati a decidere sul futuro del bambino, figlio di Federica Torzullo e di Claudio Carlomagno, che ha ammesso di aver ucciso la moglie con 23 coltellate tra l’8 e il 9 gennaio. Alla decisione hanno assistito i nonni materni, presenti in aula insieme ai legali, visibilmente provati ma determinati a garantire stabilità al nipote. Il Tribunale ha accolto la richiesta avanzata dalla famiglia della madre, ritenendo l’affidamento ai nonni la soluzione più adeguata rispetto all’ipotesi, valutata ma poi esclusa, di un inserimento in casa famiglia.

Nei casi di femminicidio, la giustizia minorile è chiamata a un equilibrio delicatissimo: garantire al minore un contesto affettivo stabile senza aggiungere traumi a quelli già subiti. L’ipotesi di un collocamento in comunità, valutata in via preliminare, è stata considerata una soluzione residuale, da evitare quando esiste un nucleo familiare in grado di offrire continuità, affetto e radici. Il Tribunale ha scelto di non sradicare ulteriormente il bambino, già travolto da una sequenza di eventi che nessun adulto dovrebbe mai dover spiegare a un figlio. Resta aperta, per il futuro, anche l’ipotesi di un possibile affidamento alla zia Stefania, sorella di Federica, valutata anche in base all’età e alle condizioni complessive del minore.

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Dalla sospensione della patria potestà all’affido ai nonni

Nei primi giorni dopo la scomparsa di Federica, il bambino era rimasto con il padre nella villetta di via Costantino 9, ad Anguillara. Poi le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Ostia hanno fatto emergere con chiarezza la responsabilità di Carlomagno. Il Tribunale dei minorenni di Roma ha quindi sospeso la patria potestà e, con un provvedimento del 17 gennaio, ha disposto il collocamento temporaneo presso i nonni materni, nominando contestualmente il sindaco come tutore. Una misura cautelativa diventata oggi una scelta strutturale.

In questi giorni il bambino ha iniziato un percorso di sostegno con psicologi e pedagogisti, nel tentativo di elaborare una perdita che nessun adulto dovrebbe spiegare, figuriamoci un bambino. I nonni hanno chiesto ai carabinieri di recuperare il monopattino rimasto nella villetta, un oggetto semplice, ma capace di restituire un frammento di normalità. Poche ore dopo, però, è arrivata un’altra notizia devastante: la morte dei nonni paterni, che si sono tolti la vita nella stessa casa, impiccandosi nel giardino. Un ulteriore colpo su una storia già segnata dal dolore.

Carlomagno: “Non volevo perdere la mia quotidianità”

Durante l’interrogatorio di convalida, Claudio Carlomagno ha ammesso di aver ucciso la moglie, sostenendo di averla colpita la mattina del 9 gennaio. Per gli inquirenti, però, il delitto sarebbe avvenuto nella notte precedente. L’uomo ha dichiarato di aver accompagnato il figlio dai nonni materni la sera dell’8 gennaio. Ma le telecamere di sorveglianza di via Costantino 9 mostrano Carlomagno rientrare a casa alle 14.17 del 9 gennaio, a bordo della sua Kia bianca, con accanto una figura non identificata. Un’ombra. Forse il bambino. Il condizionale, in questi casi, è d’obbligo.

Il movente, invece, ha trovato una conferma nelle parole dello stesso Carlomagno. L’uomo ha parlato di un ultimatum ricevuto dalla moglie: al ritorno da un viaggio in Basilicata, Federica avrebbe lasciato la casa con il figlio se lui non avesse accettato di avviare la separazione. «Non volevo perdere la mia quotidianità con il bambino», ha detto. Ma la quotidianità, in quella famiglia, l’hanno persa tutti.