Finale Sanremo 2026, la serata del 28 febbraio: il programma tra musica, voto e palinsesto
Sanremo 2026 arriva al traguardo sabato 28 febbraio dopo uno slittamento che racconta molto di come funziona l’agenda pubblica italiana: prima i grandi eventi sportivi, poi il Festival, in una staffetta televisiva che la Rai gestisce come fosse un’infrastruttura nazionale. E sullo sfondo resta la partita istituzionale con il territorio: un evento culturale che è anche accordo economico, identità di città e “marchio Paese”. In altre parole: la finale non è solo spettacolo, è governance in prima serata.
Si parte alle 20:40: la liturgia Rai tra ritmo e tenuta della serata
Il programma della serata finale si accende alle 20:40 su Rai 1, con la conduzione che fa da regia narrativa: apertura rapida, primi brani per “mettere in temperatura” il pubblico e, subito dopo, la macchina del Festival che entra nel suo ciclo classico di performance, interventi, richiami al voto e rientri. Sanremo chiude tardi, ma non improvvisa: il suo tempo è fatto di blocchi e di equilibrio tra spettacolo e palinsesto, con una platea che ormai vive l’evento anche su piattaforme digitali e social.
Trenta Big, una maratona: il cuore del programma sta tutto nelle canzoni
Il punto fermo della finale è semplice: tutti e 30 i Big tornano sul palco con il brano in gara. È una maratona che costringe la serata a un ritmo più da “resistenza” che da varietà tradizionale: alternanza di registri, attenzione alla regia, e una sequenza che deve tenere insieme stili e generazioni senza spezzare la tensione. In questo formato, la scaletta non è soltanto un ordine di uscita: è una strategia di tenuta, perché ogni passaggio serve a proteggere l’ascolto e a non far scivolare la finale in una lunga somma di esibizioni.
Il voto come termometro del Paese: popolo e media, in equilibrio instabile
La politica del Festival, qui, sta nei pesi e nelle percezioni: il voto è un compromesso tra televoto, giurie e mondo dell’informazione, un equilibrio che prova a tenere insieme consenso immediato e valutazione “mediata”. Prima si costruisce una classifica che incorpora anche i risultati delle serate precedenti; poi arriva il passaggio decisivo: l’annuncio dei cinque finalisti, comunicati senza ordine, e la partita si riapre. È il meccanismo che trasforma una competizione musicale in una narrazione nazionale, dove il risultato diventa discussione pubblica.
Ospiti, piazze e superfinale: quando la notte dell’Ariston si stringe
Dentro il programma entrano i momenti simbolici: i superospiti, le incursioni esterne, la città che torna protagonista con collegamenti e palchi “diffusi”. È un modo per ricordare che Sanremo non è solo teatro, ma sistema: televisione, territorio, memoria pop e industria culturale. Poi, inevitabilmente, la serata si concentra: dopo mezzanotte l’attenzione si stringe attorno alla superfinale, con tempi più serrati e tensione più alta. È lì che il Festival smette di essere calendario e diventa verdetto: una manciata di minuti che chiudono una settimana e aprono, puntualmente, un nuovo ciclo di commenti e letture.