Fiumicino, trasforma il garage in toletta per cani e gatti: il Tribunale conferma la stangata del Comune

Fiumicino, un locale seminterrato, nato come garage, trasformato in toletta per cani e gatti. È questa la scintilla che ha acceso un lungo braccio di ferro legale tra una cittadina e il Comune di Fiumicino. Una battaglia amministrativa durata anni, approdata infine davanti al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che ha messo il sigillo definitivo: la sanzione del Comune è legittima. La proprietaria, che aveva tentato di far annullare il provvedimento di diniego, si è vista respingere ogni ricorso.
Fiumicino, da garage a toletta cani e gatti: la trasformazione contestata dal Comune
La donna aveva acquistato un immobile composto da un negozio al piano terra e un box auto al seminterrato. Proprio su quel box aveva deciso di puntare, presentando nel 2010 una Denuncia di Inizio Attività per cambiarne la destinazione d’uso e trasformarlo in un’attività commerciale: una toletta per animali domestici, con tanto di montacarichi prefabbricato. Una scelta che, secondo il Comune, violava un preciso vincolo urbanistico: il garage non poteva essere riconvertito senza offrire in cambio una superficie destinata a parcheggio, come imponevano gli obblighi originari.

Il ricorso e le difese
L’interessata aveva impugnato la decisione, sostenendo che il silenzio-assenso si fosse ormai formato, dato il decorso di anni senza contestazioni. A suo dire, l’Amministrazione era arrivata troppo tardi, oltre dieci anni dopo, consumando così il potere di intervenire. Non solo: la ricorrente affermava di essere in buona fede, non conoscendo l’esistenza dell’atto d’obbligo che vincolava la destinazione a garage. Per lei, il Comune non aveva motivato con chiarezza il diniego e pretendeva addirittura oneri di urbanizzazione non dovuti.
La linea del Comune di Fiumicino
Dall’altra parte, l’Ente locale ha risposto con fermezza. La documentazione prodotta ha dimostrato che l’atto d’obbligo era noto fin dall’origine, richiamato sia nei titoli edilizi sia nell’atto di compravendita. Inoltre, la stessa proprietaria si era affidata al tecnico che già aveva seguito il costruttore, il quale conosceva bene i vincoli urbanistici. Per il Comune, non si trattava dunque di un errore in buona fede, ma di una richiesta di mutamento d’uso in contrasto con regole già scritte e ben chiare.
La sentenza del TAR del Lazio su Fiumicino
Il TAR Lazio ha accolto integralmente le ragioni dell’Amministrazione. Nella sentenza depositata a fine giugno 2025, i giudici hanno spiegato che l’affidamento della proprietaria non poteva essere tutelato, perché l’atto d’obbligo era parte integrante dei titoli edilizi e dunque conosciuto.
Non solo: la DIA contestata conteneva false rappresentazioni, perché presentava come legittimo un mutamento che in realtà violava gli standard urbanistici. Per i giudici, il Comune aveva pieno diritto di esercitare il proprio potere di autotutela anche a distanza di anni, visto che la pratica era viziata alla radice.
Urbanistica e vincoli inderogabili
Un punto centrale della sentenza riguarda gli standard di parcheggio. La ricorrente sosteneva che, di fatto, le superfici esistenti fossero sufficienti a soddisfare la legge. Ma per i magistrati la questione non era quantitativa: contava il rispetto formale dell’atto d’obbligo, che imponeva di mantenere il garage come tale, salvo compensazione con altre aree. Non essendo stata proposta alcuna alternativa, la DIA non poteva che essere bocciata.
Un principio ribadito
La decisione richiama un principio consolidato in giurisprudenza: l’abuso edilizio deve essere valutato nella sua interezza, e non spezzettato in singoli interventi. Non è possibile sanare solo una parte dell’opera, ignorando l’impatto complessivo sull’assetto del territorio. Così, anche se il locale al piano terra risultava regolare, il vincolo sul garage travolgeva l’intera operazione. Una visione d’insieme che conferma la rigidità delle norme edilizie a tutela dell’ordine urbanistico.
Epilogo della vicenda
Con il rigetto del ricorso, il Tribunale ha chiuso la partita: il garage dovrà restare tale e la toletta per cani e gatti resta un progetto bocciato. Nessuna condanna alle spese processuali, che sono state compensate tra le parti, ma la “stangata” resta tutta in capo alla proprietaria. Un monito, questo, per chi pensa di aggirare vincoli urbanistici confidando nei tempi lunghi della burocrazia: la giustizia amministrativa, anche a distanza di anni, può ribadire con forza la prevalenza della legalità. La proprietaria del garage ha facoltà di presentare ricorso al Consiglio di Stato contro tale sentenza di primo grado.