Fontana di Trevi a pagamento, politica in posa: l’assessore si trasforma in Dio dell’acqua (a Roma sempre più scarsa)
Un ticket da 2 euro per avvicinarsi a Fontana di Trevi e un meme per il consenso politico che trasforma l’assessore al Turismo di Roma, Alessandro Onorato, niente meno nel “Dio Oceano”, acclamato dai cittadini che invocano, addirittura, l’aumento del biglietto, da loro considerato troppo basso. È stato condiviso sul profilo Instagram dell’assessore capitolino, elaborato a quanto pare da un fan. Così la Capitale scopre che anche la gestione del decoro urbano può diventare, in epoca social, un esercizio di auto-egocentrismo politico-elettorale. Prima si promette di contingentare le folle con il ticket, poi si conta—tra selfie e applausi—non l’incasso di fine giornata, ma chi finisce al centro della scena social.
Dio o comune mortale?
Alla politica, evidentemente, non basta vincere la sfida della nuova ‘tassa’, ‘spacciata’ quasi come vera e propria fortuna. La politica, come l’acqua, trova sempre il modo di riflettersi—e moltiplicarsi e raccontarsi —nello schermo, come brava e bella. E, allora, la domanda s’impone quasi da sola: se Giorgia Meloni, sui social, ha scherzato dicendo di non essere davvero un angelo, nel recente caso, l’assessore dichiarerà di non essere un Dio, ma un comune mortale?
Addio Pasquino, ora il consenso politico corre sui social
L’egocentrismo politico, certo, a livello nazionale come locale, si scontra con un cambio di paradigma. A Roma, un tempo, le statue come Pasquino ‘graffiavano’ e stimolavano i potenti, oggi li acclamano, li applaudono, invocano ticket più cari, in una rincorsa alla visibilità social.
Onorato, in tandem con la giunta del sindaco Roberto Gualtieri, rivendica del resto l’operazione Fontana di Trevi a pagamentro come “contributo alla bellezza”, quasi un regalo ai cittadini (e non alle casse dissanguate del Campidoglio, sempre più in rosso fisso), aggiungendo che a New York “avrebbero chiesto 100 dollari”.
«Due euro? So’ pure pochi»: quando l’applauso fa notizia
Ed ecco il dettaglio più politico di tutti, nel meme: non la monetina lanciata nell’acqua, ma la frase lanciata nei social dal seguace (politico?) dell’assessore. Tra i visitatori spunta l’osservazione in romanesco—“2 euro so’ pure pochi assessò”—come se il prezzo fosse un regalo eccessivo, concesso alla plebe, con il prezzo da aumentare il prima possibile. E così che la Giunta Gualtieri sostituisce il Pasquino che graffiava i potenti, con l’assessore acclamato dal popolo.
Oceano cambia faccia, ma stavolta è digitale
Non è restauro, non è iconografia ufficiale: è la nuova devozione dell’algoritmo, dove l’amministrazione scivola nel fandom e il confine tra “comunicare” e “celebrarsi” diventa una sfumatura. E soprattutto: sul web non esiste solvente. Una volta condivisa, l’immagine non la “rimuovi” più.
Dal decoro al marketing politico: chi si prende il merito
Il punto, allora, non è demonizzare il ticket—strumento che altrove serve davvero a governare flussi e manutenzione—ma osservare la deriva: da “proteggiamo un monumento” a “chi incassa il merito”. Quando la politica si abitua a stare al centro dell’inquadratura, ogni scelta diventa palcoscenico, ogni regola diventa slogan, ogni critica diventa tifo. E in questa liturgia dell’immagine, il rischio è confondere la tutela con la celebrazione: proteggere un luogo non dovrebbe mai somigliare a incoronare qualcuno.
Una cosa, però, possiamo dirla: ma quanto erano belli i tempi in cui i politici stavano al gioco e si facevano prendere in giro dalle vignette e graffiare dai giornalisti?

