Forza Italia in pressing sugli alleati di Governo: “Le battaglie sulla Giustizia devono andare avanti”

Forza Italia, Tajani in primo piano - foto Instagram

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Forza Italia prova a trasformare la sconfitta referendaria in una nuova fase politica. Alla Camera dei Deputati, nell’iniziativa “Verso una giustizia giusta”, il messaggio lanciato da Antonio Tajani agli alleati nel tardo pomeriggio di ieri giovedì 7 maggio sembra chiaro: il voto del Referendum non archivia il ‘tema Giustizia’, semmai lo riapre e rilancia, anche e soprattutto dentro la maggioranza di centrodestra. Il referendum costituzionale sulla giustizia si è chiuso con il No al 53,74% e il Sì al 46,26%, con 12.448.216 voti favorevoli alla riforma. Per gli azzurri, quel consenso resta, in ogni caso, una base politica da non disperdere. Questo, in soldoni, ha raccontato ai presenti Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia.

Il messaggio agli alleati

Il punto, secondo Tajani, non è soltanto parlare agli elettori garantisti. Forza Italia parla soprattutto a Fratelli d’Italia e Lega, chiedendo di non rallentare sulle riforme della giustizia dopo gli allarmi arrivati dalle procure. Tajani ha ribadito che la giustizia, per il partito, non coincide solo con separazione delle carriere e Csm, ma riguarda il rapporto tra cittadini, indagini e potere dello Stato. Il segnale politico lanciato da Forza Italia è netto: ascoltare le critiche sì, ma fermarsi no, mai.

Il nodo intercettazioni

Il terreno più delicato resta quello delle intercettazioni. Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha segnalato al governo effetti ritenuti gravi sulle indagini di mafia e terrorismo, sostenendo che le nuove regole limitano l’uso di intercettazioni raccolte in procedimenti diversi. Secondo l’allarme riportato da vari organi di stampa, il rischio è un arretramento dell’efficacia investigativa e un aumento dei costi, perché le procure sarebbero costrette a duplicare attività in più fascicoli.

Smartphone e pc, la riforma ferma alla Camera

L’altro fronte è il sequestro di smartphone, computer e memorie digitali. Il disegno di legge Zanettin-Bongiorno, già approvato dal Senato e trasmesso alla Camera, punta a introdurre maggiori garanzie nell’acquisizione dei dispositivi informatici. Il testo è oggi in esame in Commissione Giustizia alla Camera. Per Forza Italia è una battaglia simbolica: limitare le intrusioni inutili nella vita privata senza impedire le indagini, soprattutto quando nei telefoni finiscono dati di persone estranee ai procedimenti.

Tortora come ‘bandiera politica’

Nel racconto azzurro torna anche il caso Enzo Tortora, richiamato da Francesca Scopelliti come ferita ancora aperta della giustizia italiana. La sua presenza serve a dare alla battaglia un volto comprensibile: non uno scontro tecnico tra magistrati e politica, ma il tema degli errori giudiziari, della presunzione d’innocenza e della reputazione delle persone coinvolte nelle indagini. È qui che Forza Italia cerca il salto politico: tenere insieme riforma, diritti individuali e consenso popolare.

La linea azzurra: meno resa, più pressione

La partita, quindi, si sposta dentro il Parlamento e dentro il centrodestra. Forza Italia vuole evitare che il referendum diventi una pietra tombale sulla giustizia e punta a usare i comitati del Sì come presidi permanenti. L’obiettivo è incidere sulla fase finale della legislatura con una piattaforma che mette insieme giusto processo, tutela dei dati, limiti alla custodia cautelare e responsabilità sugli errori giudiziari. La sconfitta c’è stata, ma Tajani sembra voler impedire che diventi silenzio politico.