Fumone, il castello più misterioso del Lazio: tra papi prigionieri e bambini fantasma

A quasi 800 metri d’altezza, nel cuore della Ciociaria, il Castello di Fumone domina la valle del Sacco con la sua mole imponente e il suo passato carico di eventi drammatici. Oggi è noto non solo per la sua posizione strategica e il suo giardino pensile – il più alto d’Europa – ma anche per le presenze paranormali che, secondo molti testimoni, abitano ancora le sue stanze. Tra queste, la più celebre è quella del fantasma del marchesino Francesco Longhi, protagonista di una delle leggende più macabre del Lazio.
Il passato oscuro di Fumone
Il castello ha radici antichissime, probabilmente longobarde, ma fu nel Medioevo che assunse un ruolo chiave come fortezza dello Stato Pontificio. Il suo nome, Fumone, deriva da un sistema di segnalazione con colonne di fumo utilizzato per avvisare Roma in caso di pericolo. Non a caso, nel Lazio si diceva: “Quando Fumone fuma, tutta la campagna trema”.

Nel 1295 vi fu rinchiuso papa Celestino V, lo stesso che rinunciò al pontificato e che Dante colloca tra gli ignavi. Morì l’anno successivo, in circostanze sospette. Alla sua morte, raccontano i cronisti dell’epoca, una croce luminosa apparve nel corridoio del castello: un presagio, forse, o solo leggenda? Prima di lui, anche l’antipapa Gregorio VIII fu imprigionato nel maniero e il suo corpo non fu mai ritrovato.
Queste storie hanno trasformato Fumone in un luogo di culto laico per gli appassionati di storia e misteri, attirando curiosi da tutta Italia.
La tragica fine del marchesino Francesco
La leggenda più agghiacciante, però, arriva dall’Ottocento e ha un volto ben preciso: quello di un bambino, Francesco Longhi, figlio della marchesa Emilia Caetani Longhi. Francesco era l’unico erede maschio della famiglia, nato dopo sette sorelle. Un giorno, nel 1851, tra i 3 e i 5 anni, fu trovato morto. Secondo alcune fonti fu avvelenato con arsenico, secondo altre ingoiò vetri nascosti nel cibo. Dietro l’omicidio, si sospettano le sorelle, spinte dalla gelosia per l’affetto e l’eredità destinati al fratello.
La madre, devastata dal dolore, non riuscì mai ad accettarne la morte. Fece imbalsamare il corpo del piccolo Francesco e lo fece sistemare in una teca di vetro, ancora oggi visibile durante le visite guidate. Accanto a lui, i suoi giocattoli. Da quel momento, cominciarono i racconti più inquietanti.
Testimoni – visitatori, guide, abitanti del borgo – affermano di sentire pianti sommessi, rumori inspiegabili, giocattoli che si spostano da soli e passi notturni. C’è chi giura di aver visto l’ombra della marchesa aggirarsi nei pressi della teca, in lacrime, e chi sostiene che il bambino appaia alle finestre.
Secondo gli studiosi del paranormale, nel castello si avvertirebbero fino a 18-20 presenze, tra cui quelle dei prigionieri torturati nel Medioevo e di membri della famiglia Longhi. Alcuni ghost hunter, durante sopralluoghi notturni, hanno registrato voci flebili, bagliori anomali e forti campi elettromagnetici nei pressi della teca.
Un giardino pensile da record, tra i più alti d’Europa, e una dimora ancora viva
Nonostante il clima da thriller gotico, il Castello di Fumone conserva anche elementi di rara bellezza. Il suo giardino pensile, costruito a oltre 800 metri su una roccia viva, è il più alto d’Europa nel suo genere. Da lassù, la vista spazia sulle colline ciociare fino ai monti Ernici e alla Valle del Sacco.
Dal 1584, per volere di papa Sisto V, il castello passò definitivamente alla famiglia Longhi, che ne fece la propria residenza e custodì il ricordo del papa Celestino. Ancora oggi la struttura è di proprietà privata, ma aperta al pubblico: i visitatori possono esplorare il piano nobile, le segrete, il cortile, la teca del marchesino e, ovviamente, il giardino.
Il fascino di Fumone non sta solo nella pietra antica, ma nelle storie vere – e terribili – che custodisce. Per questo resta una meta imperdibile per chi ama l’arte, la storia, ma anche i misteri più inquietanti del nostro passato.