Funerale per la Raggi. Ma non lasciate il campo al Pd

Raggi fotomontaggio fb

Il funerale (politico) di Virginia Raggi non sarà brillante – diciamo – come quello di Vittorio Casamonica. Probabilmente  se ne dovrà andare in clandestinità, insalutata ospite, quando tra un anno dovrà lasciare il Campidoglio.

Perché quello è il destino della sindaca di Roma. Ha fallito ed è impietoso il risultato di domenica nel collegio Roma 1. Che dice molte cose. Il Movimento 5 stelle nella Capitale si è volatilizzato. Frantumato. Evaporato. Se prendi una scoppola memorabile pari al 4,4 per cento, è chiaro che è finita una storia. Roma si era innamorata del MoVimento e della sua sindaca. Oggi li trattano come i rifiuti: portateli fuori città.

Raggi esca con dignità ed eviti un calvario personale

Se accetta un consiglio, Virginia Raggi farebbe bene ad evitare un calvario. Esca di scena con dignità, annunciando che non ci pensa minimamente a farsi dare una deroga al limite dei due mandati e che come promesso lei chiude qui la sua corsa. La Raggi fa oggettivamente pena se insiste a farsi del male. Quel 4,4 per cento è anche “merito” suo.

Lo si capisce anche da come ha commentato il risultato di domenica. La vittoria di Gualtieri? “Esito scontato”. Una risposta rosicona assai. E tu che hai fatto per impedirlo?

Per noi non era affatto scontato che il Movimento Cinquestelle si fermasse alla somma dei voti ottenuti nel collegio Roma 1 da Potere al Popolo più i comunisti di Marco Rizzo. Scontato nel senso che lo sconto lo hanno fatto gli elettori ai voti grillini…

Eppure a Roma erano partiti alla grande, come testimonia la tabella pubblicata ieri dal Messaggero.

Raggi

Fantastico quel 35,3 per cento alle comunali del 2016 che incoronarono Virginia come sindaco della Capitale. In tendenza quel 28,6 delle politiche 2018 in città, con il 16,8 nel primo collegio, quello di domenica scorsa. Poi, lo stesso giorno, Roma diede il 22 per cento dei voti ai Cinquestelle alle regionali del Lazio, scesi al 17,6 delle europee dello scorso 2019. E adesso un misero 4,4, un quarto di due anni fa.

No, Virginia, il calo è stato costante e ora ha assunto proporzioni drammatiche. Mai era accaduto un simile crollo al partito del sindaco. Perché siete diventati estranei al tessuto cittadino, solo slogan e scemenze da scappati di casa. La rivoluzione si ferma qui. È ora di capire che non giocherete mai più sulla pelle dei cittadini di Roma.

Ora tocca al Centrodestra giocare la partita per Roma

Infine, una chiosa a destra. Gagliarda e coraggiosa la prova disputata da Maurizio Leo, a cui vogliamo più bene di prima e che in una partita per un collegio parlamentare era sicuramente un candidato autorevole. Anche se non c’è stato il tempo di farlo conoscere e apprezzare da tutti. Ma c’è da radicare un consenso che certamente è forte a livello di pubblica opinione che però si disperde senza sedi o apparati. 

La partita per Roma sarà durissima e si potrà vincere perché voterà molta più gente. Ma ci si sbrighi a scegliere la figura del candidato sindaco. Non si perda tempo. Chiunque sarà, subirà un processo permanente dagli avversari, sarà comunque l’uomo nero da demonizzare. Inutile cercare moderatini nella società civile. E siccome già lo sappiamo, freghiamocene. Ma per favore sia uno scontro all’altezza del ruolo che attende chi si candida a fare il sindaco della Capitale. Abbiamo tutti il dovere di non lasciare campo libero al Pd. Serve chi morde. Senza timori reverenziali.