Genzano, maxi truffa nella casa di riposo: mezzo milione di euro sottratto gli anziani, 8 arresti tra Castel Gandolfo, Ariccia, Albano e Tor San Lorenzo (VIDEO)
Dovevano proteggerli, invece li sfruttavano. I soldi delle loro pensioni di invalidità e degli assegni di inclusione finivano altrove. Non per le cure, non per l’assistenza di cui avevano bisogno. Ma per alimentare un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe svuotato i conti di anziani e soggetti fragili. A chiudere il cerchio sono stati i Carabinieri del NAS di Roma, con otto misure cautelari tra Castel Gandolfo, Ariccia, Albano e Marina di Tor San Lorenzo, su disposizione del GIP del Tribunale di Velletri.
L’accusa è di peculato, falso e circonvenzione di incapace. E al centro dell’inchiesta ci sono due amministratrici di sostegno, ritenute il perno dell’intero meccanismo.
Il ruolo delle amministratrici di sostegno
Il provvedimento, richiesto dalla Procura di Velletri, prevede due custodie cautelari in carcere e sei arresti domiciliari. Coinvolti, oltre alle due amministratrici, anche familiari e persone a loro vicine, legate a un’associazione di volontariato e a un centro di assistenza pensionistica. Le due donne, nominate dai Tribunali di Roma e Velletri, rivestivano la qualifica di pubblici ufficiali. Gestivano i patrimoni di persone non autosufficienti, molte delle quali ospiti di una comunità alloggiativa per anziani a Nettuno. Ed è proprio da lì che parte tutto.
La struttura abusiva di Nettuno e il primo campanello d’allarme
Tutto è partito nella primavera del 2024 da un’ispezione in una comunità alloggiativa per anziani a Nettuno. La struttura è risultata completamente abusiva, priva di autorizzazioni e di personale qualificato. All’interno vivevano sei persone con disabilità, ospitate in condizioni giudicate inadeguate rispetto alle loro esigenze. Gli anziani sono stati trasferiti in strutture idonee, mentre l’immobile è stato sequestrato su disposizione della Procura. Le due amministratrici di sostegno sono state inizialmente denunciate per abbandono.
Da lì si è aperta una seconda fase, molto più ampia. Analizzando conti correnti, movimenti bancari e flussi di denaro, i carabinieri hanno ricostruito una gestione opaca e sistematica. Le amministratrici, che gestivano pensioni di invalidità, assegni di inclusione e altre entrate di numerosi assistiti, operavano senza alcuna contabilità trasparente. Solo una parte minima del denaro veniva spesa per gli anziani. Il resto, secondo l’accusa, veniva prelevato, bonificato o giustificato con false prestazioni lavorative.
Gli assistiti, spesso lasciati soli, non riuscivano nemmeno a coprire bisogni primari: biancheria, visite mediche, cure essenziali.
Quando è stato chiesto conto delle spese, le due amministratrici avrebbero tentato di ricostruire i bilanci con scontrini e giustificativi creati ad hoc, raccolti senza alcuna corrispondenza con le reali necessità dei singoli amministrati. Una produzione di documenti ritenuta dagli inquirenti artificiosa, avvenuta all’interno di un patronato-centro assistenza pensioni a Genzano. Le intercettazioni e gli accertamenti tecnici, spiegano gli investigatori, hanno consolidato un quadro accusatorio che parla di un sistema fraudolento strutturato.
Mezzo milione sottratto ai più fragili
Il danno stimato è di almeno 500.000 euro. Risorse che avrebbero dovuto garantire cure, assistenza, dignità. E che invece, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero state dirottate per fini personali. Nella stessa giornata sono stati notificati anche quattro avvisi di conclusione delle indagini ad altre persone indagate a piede libero. L’inchiesta riporta al centro un tema delicato: il controllo sull’operato degli amministratori di sostegno, figure nate per tutelare chi non è in grado di farlo da solo. Quando il meccanismo si inceppa, il rischio è che a pagare siano proprio i più deboli. E questa volta, a parlare, sono i numeri. E le carte dell’indagine.