Giorgio Gosetti, addio a una voce guida del cinema italiano: chi era il critico che ha segnato festival e cultura

Anica

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Roma, il mondo del cinema italiano saluta Giorgio Gosetti con un sentimento che va oltre il cordoglio formale. Nel messaggio diffuso da ANICA (l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali), il presidente Alessandro Usai e l’associazione hanno ricordato “una delle voci più preziose” del settore, riconoscendogli il ruolo di testimone, interprete e custode della cultura cineaudiovisiva nazionale. La scomparsa, avvenuta a Roma quest’oggi 6 marzo, priva il settore non soltanto di un critico e giornalista, ma di una figura capace di tenere insieme visione culturale, competenza organizzativa e senso delle istituzioni.

Una carriera costruita tra critica, informazione e istituzioni culturali

Nato a Venezia il 6 febbraio 1956, Gosetti aveva compiuto 70 anni da poche settimane. La sua formazione professionale si è consolidata nella redazione cultura e spettacoli dell’ANSA, palestra decisiva per affinare uno stile riconoscibile: rigoroso, lucido, mai compiaciuto. Nel tempo è diventato molto più di un cronista del cinema. È stato saggista, organizzatore culturale, docente e dirigente di festival, portando dentro ogni incarico un tratto raro: la capacità di coniugare profondità critica e concretezza operativa, senza mai separare il pensiero dalla costruzione di spazi reali per autori e pubblico.

Il contributo ai festival e la scoperta di nuovi linguaggi

Il nome di Giorgio Gosetti resta legato in modo particolare al Noir in Festival, da lui fondato nel 1991, e alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia, di cui è stato fondatore e delegato generale. In questi luoghi ha esercitato una funzione decisiva nella selezione, nella mediazione culturale e nella promozione del nuovo cinema. Non era soltanto un organizzatore: era un costruttore di contesti. La sua autorevolezza nasceva dalla capacità di riconoscere i talenti, di leggere i mutamenti del linguaggio audiovisivo e di dare dignità pubblica anche alle cinematografie meno scontate o meno protette.

Le doti di un intellettuale civile al servizio del settore

A colpire, nel percorso di Gosetti, è l’equilibrio tra passione e metodo. Chi lo ha conosciuto ne ricorda la sobrietà, l’eleganza del ragionamento, la generosità verso i più giovani e una naturale inclinazione al dialogo. Ha diretto anche il MystFest, Antenna Cinema, la Festa di Roma, Italia Cinema e, in anni più recenti, ha curato la programmazione della Casa del Cinema di Roma; inoltre ha insegnato organizzazione di eventi cinematografici e audiovisivi al DAMS di Bologna. Il suo profilo racconta una qualità oggi sempre più rara: quella di un intellettuale capace di incidere concretamente nelle politiche culturali del cinema italiano.

Il vuoto lasciato da Giorgio Gosetti

La morte di Giorgio Gosetti apre ora una riflessione più ampia sul valore delle figure di raccordo dentro il sistema culturale. In lui convivevano il critico, il giornalista, il programmatore, il docente e il dirigente, ma soprattutto un’idea alta del cinema come bene pubblico, spazio di confronto e strumento di crescita civile. Per questo il suo lascito non si misura solo negli incarichi ricoperti, ma nella qualità delle relazioni e delle istituzioni culturali che ha contribuito a rafforzare. Il suo nome resterà associato a una stagione in cui competenza e visione hanno ancora saputo camminare insieme.