Giornalista e professoressa arrestati per pedopornografia: “Condividere questa roba con te mi fa impazzire”

uomo al telefono - messaggi

Contenuti dell'articolo

Una relazione malsana, che si reggeva anche e soprattutto sui messaggi che la coppia si scambiava. E i protagonisti di quei messaggi non erano loro. A scambiarsi effusioni non erano il giornalista romano 48enne e la professoressa di liceo 52enne. Ma dei bambini, sui cui i due fantasticano in modo perverso e alimentavano le loro fantasie sessuali. Sono proprio le chat recuperate dai carabinieri a raccontare il lato più inquietante della vicenda che ha portato all’arresto del giornalista e della sua compagna.

Messaggi, richieste insistenti, allusioni esplicite. Conversazioni private che gli investigatori hanno ricostruito una riga dopo l’altra e che ora sono al centro dell’indagine della Procura di Roma per violenza sessuale su minori, pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico.

Roma, “Vieni che ti faccio la cura, a papino”: padre e zia torturano 13enne. Frustate, calci, schiaffi ‘in diretta telefonica’

Le chat tra il giornalista e la compagna: “Pensieri perversi sui tuoi nipotini”

Il punto di svolta dell’indagine sono proprio i messaggi scambiati tra i due. Frasi che, lette negli atti dell’inchiesta, restituiscono un dialogo che i carabinieri definiscono inquietante. Il giornalista scriveva alla compagna, che insegna in un liceo di Treviso, facendo riferimento ai nipoti della donna, bambini di 5 e 8 anni, che lei accudiva quando il fratello glieli affidava. «Oggi mi è venuto un flash troppo perverso pensando a te che fai la baby sitter ai tuoi piccoli Avengers», scriveva l’uomo, riferendosi ai nipotini della donna, due bambini di 5 e 8 anni.

La risposta della donna, secondo quanto emerge dalle indagini, non sarebbe stata di sorpresa o di rifiuto. Anzi. «Lì per lì ero concentrata nella missione, ma il pensiero di raccontartelo e condividerlo con te mi fa impazzire». Nelle conversazioni avrebbe parlato di “assi nella manica” e di “incarichi rispettati”, riferendosi alle immagini e ai video che, sempre secondo l’accusa, avrebbe inviato all’uomo. I messaggi ricostruiti dai carabinieri mostrano una dinamica precisa: richieste insistenti da parte del giornalista, e dall’altra parte la disponibilità della compagna a produrre nuovo materiale.

Ostia, “Sei il cancro del mio utero”: anni di botte e maltrattamenti al figlio, condannata madre orco

Le indagini dei carabinieri: foto e video sui cellulari

L’inchiesta è stata condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo, che hanno analizzato telefonini, computer e archivi digitali dei due indagati. Nel cellulare dell’uomo non ci sarebbero state solo le immagini inviate dalla donna. I tecnici informatici sono riusciti a recuperare anche file cancellati, tra cui fotografie di altri minori, di cui si vedono chiaramente i genitali. E questo ha immediatamente allargato il perimetro dell’indagine. Ma da dove arrivano quelle immagini? Adesso i militari stanno verificando se il giornalista arrestato per pedopornografia possa aver avuto contatti con altri soggetti o eventuali circuiti online, anche se al momento non ci sono riscontri definitivi.

La scoperta della figlia e la denuncia del padre

La vicenda è venuta alla luce grazie a una scoperta casuale. La figlia 12enne della donna, mentre si trovava nella casa del giornalista, ha trovato nel computer della madre alcune fotografie che la ritraevano in momenti di vita privata, come sotto la doccia o mentre dormiva. La ragazza, sconvolta, lo scorso novembre ha raccontato tutto al padre. Da lì la decisione di presentare denuncia e l’avvio delle indagini che, nel giro di pochi mesi, hanno portato alle perquisizioni tra Roma e Treviso e al sequestro dei dispositivi elettronici.

Gli arresti sono scattati venerdì pomeriggio. La professoressa è stata fermata nella sua abitazione a Treviso, dove si era trasferita dopo la separazione dal padre di sua figlia. Il giornalista, invece, è stato bloccato dai carabinieri alla stazione Termini di Roma, appena sceso da un treno proveniente da Bologna. I militari hanno preferito fermarlo lì, evitando di intervenire nella casa dove vive con la famiglia.

L’ipotesi di una rete e le nuove verifiche

L’indagine, però, è tutt’altro che chiusa. Gli inquirenti stanno analizzando email, chat, contatti telefonici e profili social per capire se l’uomo abbia condiviso o ricevuto materiale da altre persone. Se dovessero emergere nuovi collegamenti, l’inchiesta potrebbe allargarsi. Per ora restano agli atti decine di fotografie, file recuperati e conversazioni, oltre alla testimonianza della 12enne che ha dato il via alla denuncia. Elementi che hanno portato ai due arresti e che nei prossimi giorni saranno al centro degli interrogatori davanti ai magistrati.

Gli indagati avranno modo di difendersi. Ma intanto, per chi indaga, il materiale raccolto nei dispositivi digitali racconta già una storia che ha scosso colleghi, amici e ambienti professionali frequentati dal giornalista, fino a pochi giorni fa considerato una figura stimata nel mondo della comunicazione e dell’informazione.