Giunta Rocca, il rimpasto fantasma della Lega: annunciato, rinviato e ancora fermo

Le due new entry nella Giunta Rocca della Lega, slitta l'avvicendamento -

Contenuti dell'articolo

Doveva essere questione di giorni. Prima le indiscrezioni del 27 marzo, poi la conferma arrivata a mezzo stampa il 1° aprile: nella quota Lega della Giunta Rocca l’avvicendamento era considerato politicamente deciso, con il via libera attribuito ai vertici del partito (Salvini e Durigon) e con un solo dettaglio ancora da chiudere, quello del calendario. L’idea era chiara: dopo Pasqua sarebbero dovuti entrare Davide Bordoni e la deputata Giovanna Miele, mentre Pasquale Ciacciarelli e Simona Baldassarre avrebbero dovuto fare un passo indietro. Ma all’11 aprile, il cambio è ancora fermo.

Il punto che Rocca non vuole forzare

Il nodo non sembra essere politico nel senso classico del termine. Il sì al rimpasto, almeno nella cornice interna alla Lega, sarebbe arrivato. Il problema è il passaggio istituzionale. Francesco Rocca ha scelto di non aprire lui una crisi formale su un dossier che considera ‘di partito’: prima le dimissioni degli assessori in carica, poi l’eventuale nomina dei sostituti. Una linea prudente, ma anche molto netta. In questo modo il governatore evita di intestarsi uno scontro che non vuole e rimette tutta la responsabilità del cambio nelle mani del Carroccio. Così il rimpasto resta sospeso in una terra di mezzo: annunciato, ma non ancora tradotto in atto politico.

Il dettaglio del 9 aprile che pesa più del previsto

C’è poi un episodio che racconta bene il clima di queste ore. Il 9 aprile proprio l’assessore all’Urbanistica Pasquale Ciacciarelli era stato convocato dalla Commissione Trasparenza del Consiglio regionale per un’audizione sullo stato della riqualificazione del complesso Ater di Corviale. La convocazione era ufficiale. Ma in Commissione, secondo il resoconto diffuso dal Consiglio regionale, gli auditi sono stati il direttore generale dell’Ater, Marco Rocchi, e altri invitati: nessun assessore in quota Lega. Ed è qui che il dato politico si fa più evidente. Nel pieno di un rimpasto annunciato, non si è visto né l’assessore ancora in carica né, secondo la ricostruzione che accompagna queste ore, il nome che da giorni viene indicato come suo possibile successore.

Dietro le nomine si muovono i territori

Per capire davvero questa vicenda bisogna andare oltre i nomi. Il rimpasto nella Lega laziale non riguarda solo due caselle di giunta. Riguarda i nuovi equilibri del partito tra Roma, Latina e Frosinone. Bordoni sarebbe un segnale verso la Capitale, dove la Lega vuole tornare a costruire una presenza più solida in vista delle prossime sfide politiche. Miele, invece, rafforzerebbe ancora il peso dell’area pontina. Sullo sfondo, Frosinone rischia di contare meno di prima. È per questo che la staffetta si è caricata di significati ulteriori: non è una semplice sostituzione amministrativa, ma una ridefinizione dei rapporti di forza dentro il partito.

La notizia ormai è il congelamento

Più passano i giorni, più il punto non è chi entrerà, ma perché ancora non si chiude. Anche perché né Ciacciarelli né Baldassarre vengono descritti, almeno ufficialmente, come figure scaricate o politicamente liquidate. E allora il rimpasto bloccato diventa il vero fatto politico. Perché racconta una Lega che ha deciso la direzione, ma non ha ancora trovato il modo di completare il passaggio senza scosse. E racconta anche una Giunta regionale che, su una vicenda presentata come imminente, si ritrova invece ferma.