Gli rubano il telefono e i soldi del lavoro estivo: il post del 17enne commuove il web. “Scrivo dal cellulare di mia madre che non c’è più”

furto in piscina

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C’è chi trascorre l’estate tra piscina e spensieratezza. E chi, a 17 anni, la passa lavorando per dare una mano al padre. Poi basta un attimo e qualcuno decide di portargli via tutto. È la storia di Cristian, ragazzo di Castelnuovo di Porto, che ha affidato a un lungo post su Facebook il dolore per il furto subito alle Piscine Tevere di Fiano Romano. Per questo il suo sfogo pubblicato nel gruppo di Castelnuovo di Porto sta facendo il giro del web, raccogliendo centinaia di messaggi di solidarietà e offerte di aiuto.

“Quel denaro l’avevo guadagnato lavorando”

Christian affida ai social un racconto semplice, senza rabbia né insulti. Solo fatti. E parole che colpiscono proprio per la loro sincerità. “Ciao a tutti, mi chiamo Cristian e ho 17 anni. Non sono solito scrivere su Facebook, ma oggi sento il bisogno di raccontare quello che mi è successo”, esordisce. Il ragazzo racconta di aver trascorso la giornata alle Piscine Tevere di Fiano Romano insieme alla fidanzata e al suo migliore amico. “Siamo arrivati, abbiamo sistemato gli asciugamani e siamo andati a fare il bagno. Al nostro ritorno, però, ho trovato una brutta sorpresa: qualcuno aveva rubato il mio borsello, all’interno del quale c’erano il portafoglio, il telefono e i soldi che avevo con me”. Il borsello è stato ritrovato poco dopo in un cespuglio.

Mancavano il telefono e il denaro. Quei soldi li avevo appena guadagnati con il mio lavoro estivo. Ho deciso di lavorare durante le vacanze per dare una mano a mio papà e per guadagnarmi qualcosa con onestà. Il telefono, invece, era un semplice telefono dal valore di nemmeno cento euro, ma era comunque mio e mi serviva ogni giorno“.

“Sto scrivendo dal telefono di mia mamma morta”

Christian spiega di aver immediatamente chiesto aiuto ai Carabinieri, intervenuti sul posto. “Hanno controllato le telecamere di sorveglianza, ma purtroppo alcune non erano funzionanti e altre non inquadravano bene l’uscita. Ho comunque sporto denuncia”. Un ragazzo presente in piscina gli ha raccontato di aver visto due giovani disfarsi del borsello. “Mi ha detto di aver visto due ragazzi, uno con le meches bionde e uno con i capelli corti e castani, gettare il mio borsello in un cespuglio. Poco dopo si sarebbero allontanati a bordo di un SUV grigio. Da quanto mi è stato riferito, avranno avuto circa quindici anni, quindi forse erano persino più piccoli di me”.

Poi Cristian racconta una parte della sua vita che rende ancora più doloroso quel furto. “Due anni fa è venuta a mancare mia mamma. Da allora vivo con mio papà. Entrambi sono sempre stati grandi lavoratori e mio padre continua a fare di tutto per non farmi mancare nulla, nonostante le difficoltà che affrontiamo ogni giorno”. Poi la frase che ha commosso migliaia di persone. “Oggi, per poter scrivere questo post, sto usando proprio il telefono di mia mamma. Avrei voluto conservarlo come un ricordo di lei, senza doverlo utilizzare. Invece mi ritrovo qui a scrivere da quel telefono perché il mio mi è stato portato via”. E ancora: “Per questo fa ancora più male vedere che il frutto del mio lavoro onesto venga rubato in pochi secondi“.

L’appello ai genitori dei ragazzi

Cristian non invoca vendetta. Il suo è un appello rivolto soprattutto agli adulti. “Mi rivolgo ai genitori di questi ragazzi. Se, leggendo queste righe, doveste riconoscere vostro figlio dalla descrizione o ricordare di essere andati a prenderlo oggi a Fiano Romano con un SUV grigio, vi chiedo di fermarvi un attimo a riflettere. Non tanto per me, ma per loro”.

Poi aggiunge: “Noi giovani siamo il futuro e, se questi sono i valori con cui cresciamo, quel futuro non promette nulla di buono“. E conclude con parole che pesano più di qualsiasi accusa. “Non vi chiedo di restituirmi quello che ho perso. Vi chiedo soltanto di leggere queste parole e di farle leggere ai vostri figli. Perché quello che per qualcuno può sembrare uno scherzo o un divertimento, per me e per mio papà significa sacrifici, delusione e lacrime. Spero che questa storia possa almeno far riflettere qualcuno”.

La gara di solidarietà: “Il telefono te lo regalo io”

Il post non è passato inosservato. Nel giro di poche ore sotto lo sfogo del ragazzo sono comparsi decine di messaggi di solidarietà. C’è chi ha deciso di aiutarlo concretamente. “Dopo queste tue parole, se mi contatti il cellulare vorrei regalartelo io”, gli scrive Giorgio. Un’altra utente ha invece lanciato l’idea di una raccolta fondi per restituirgli almeno i 200 euro rubati.

“Quanti soldi c’erano dentro il borsello? Siccome esiste la brutta gente, ma anche la bella gente, se ci dici quanto ti hanno rubato facciamo una piccola raccolta e ti rendiamo tutto. Ti abbraccio forte, forte, forte”. Tra i commenti compare anche quello dell’insegnante di Cristian, che ha voluto far sentire al suo studente tutta la sua vicinanza.

Una lezione che va oltre il furto

Cristian, però, continua a chiedere soprattutto una cosa. “Io voglio solo che le persone interessate si pentano e che si facciano un esame di coscienza”. Parole che colpiscono per la loro maturità. Perché questo ragazzo non parla di vendetta, ma di responsabilità. Certo, ha bisogno di un telefono. E quei 200 euro, guadagnati lavorando durante l’estate, per lui rappresentano molto più del loro valore economico. Se davvero la raccolta nata sui social prenderà forma, basterebbero 10 o 20 euro a testa per restituirgli ciò che gli è stato tolto.

Perché, in fondo, questa storia non parla soltanto di un furto. Parla di due modi opposti di affrontare la vita: c’è chi pensa di poter prendere ciò che non gli appartiene e chi, a 17 anni, sceglie di lavorare per costruirsi il proprio futuro. E forse è proprio Cristian, con il suo sfogo composto e dignitoso, ad aver dato la lezione più importante a tutti.

L’aggiornamento: Cristian contattato dalla mamma di uno dei giovanissimi ladri

La storia, fortunatamente, ha avuto un epilogo che in pochi si aspettavano. A poche ore dal suo sfogo, Christian è tornato sui social per raccontare che il telefono e i 200 euro rubati gli sono stati restituiti. “Grazie ad alcuni ragazzi che conoscevo sono riuscito a risalire ai nomi dei responsabili”, scrive. “Ho contattato uno di loro, che mi ha dato il numero di sua madre”. Gli autori del furto, racconta il 17enne, sono dei ragazzi di appena 13 e 14 anni.

Da quel momento sono stati proprio i genitori a prendere in mano la situazione. “Ho parlato con la mamma di uno di loro, una persona davvero disponibile e gentile, che si è subito attivata contattando anche le altre mamme dei ragazzi presenti quel giorno”. I ragazzi, spiega Christian, “hanno ammesso tutto” e l’appuntamento è stato fissato alle Piscine Tevere, dove era avvenuto il furto. “La mamma di uno di loro e il papà di un altro sono venuti insieme ai figli. Mi hanno fatto ritrovare il telefono, che era stato buttato in un cespuglio, purtroppo senza cover e senza SIM, e mi hanno restituito anche tutti i soldi che mi erano stati rubati”.

Il ringraziamento di Cristian

Ai ragazzi, racconta ancora Christian, non sono mancate le giustificazioni. “Hanno provato a dirmi che avevano fame e che, siccome gli facevo pena, avevano preferito prendere tutto invece che soltanto i soldi”. Una spiegazione che il 17enne non commenta, limitandosi a scrivere: “Spero davvero che questa vicenda possa essere per loro una lezione importante e che non commettano mai più un gesto del genere”.

Il ringraziamento più sentito è rivolto proprio ai genitori dei ragazzi. “Hanno dimostrato responsabilità, educazione e un grande senso di onestà, affrontando la situazione senza nascondersi. Al giorno d’oggi non è qualcosa da dare per scontato”. Poi un pensiero per le centinaia di persone che avevano condiviso il suo post e si erano offerte perfino di aiutarlo economicamente. “È stato un gesto che mi ha commosso e che non dimenticherò”. Infine, un ringraziamento speciale a Roberta, la mamma di uno dei ragazzi, “che mi ha aiutato concretamente a ritrovare tutto”.

Una vicenda che si chiude nel migliore dei modi per Christian. E che dimostra come, accanto a un gesto sbagliato, possano esserci adulti capaci di assumersi le proprie responsabilità e trasformare un errore in una lezione di vita.