Gli scafisti-imprenditori avevano contatti internazionali: dalla Francia all’Africa
Un’associazione “estremamente ampia e strutturata” che svolgeva “in maniera imprenditoriale” la propria attività. E che poteva vantare “plurimi contatti” con gruppi analoghi attivi “non solo in varie parti della Sicilia, ma anche in altri Paesi dell’Europa (non si dimentichino i ripetuti arrivi di scafisti dalla Francia) e dell’Africa”. A scriverlo è il gip di Caltanissetta, David Salvucci, nell’ordinanza con cui ha disposto 18 misure cautelari (12 in carcere e 6 ai domiciliari) a carico di altrettanti indagati. Tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le indagini della Polizia di Stato di Caltanissetta hanno permesso di far luce su un traffico di clandestini lungo l’asse Tunisia-Sicilia.
L’organizzazione imprenditoriale degli scafisti
Le imbarcazioni degli scafisti sarebbero partite dal porto di Gela o dalle coste dell’agrigentino per raggiungere la Tunisia e far immediato rientro con il carico di immigrati illegali. Un giro d’affari che per l’organizzazione poteva arriva anche a 70mila euro per ogni viaggio. Ai gruppi criminali stranieri l’associazione di carattere trasnazionale si appoggiava in caso di necessità di “soggetti da adibire allo svolgimento di specifiche mansioni (gli scafisti appunto). Oppure di beni materiali necessari all’organizzazione dei viaggi e temporaneamente indisponibili al proprio interno”. “Il costante collegamento con sodalizi gemelli disposti a sopperire alle temporanee difficoltà – si legge nell’ordinanza – fa sì che la sopravvivenza non sia mai legata alla sorte dei singoli sodali, poiché, con appoggi esterni, l’attività delittuosa può proseguire”.
Linguaggio in codice per eludere la vigilanza della Polizia
Per eludere eventuali indagini utilizzavano un linguaggio in codice. Così il denaro diventava “grano” e le imbarcazioni usate per le traversate “pezzi”. E’ quanto emerge dall’operazione “Mare aperto” della Polizia di Stato di Caltanissetta. Grazie alle intercettazioni telefoniche gli investigatori della Squadra mobile, diretti dal vicequestore aggiunto Antonino Ciavola, hanno documentato numerossissimi contatti telefonici e contatti tra gli indagati. “Particolarmente attenti ai canali di comunicazione e al linguaggio usato”, scrive il gip nell’ordinanza. Sottolineando come “nei contatti tra loro e con i soggetti interessati all’ingresso clandestino in Italia” utilizzassero ” sistemi di comunicazione non monitorabili dalle forze dell’ordine”. “C’era uno spasmodico ricorso all’applicazione di messaggistica istantanea Messenger di Facebook, tra l’altro accessoria alla creazione sul social network di una pluralità di falsi profili. Tutti riconducibili ad Akrem Toumi (ritenuto uno dei capi dell’organizzazione criminale transnazionale, ndr) e ai suoi sodali”.