Gravina si dimette dopo il flop Mondiali 2026: il 22 giugno si elegge il nuovo presidente


Gabriele Gravina si è dimesso dalla presidenza della FIGC, aprendo una fase nuova e delicata per il calcio italiano. Il passo indietro arriva dopo il colpo più pesante: la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali, un risultato che ha riportato al centro limiti strutturali, scelte contestate e una crisi che da tempo supera il perimetro di una singola partita. Le dimissioni del numero uno di Via Allegri segnano così la fine di una stagione politica e sportiva ormai arrivata al punto di rottura.

Una scelta che parla al sistema calcio

La decisione di Gravina non riguarda soltanto un vertice federale. È il segnale di una responsabilità politica che prova a dare una risposta a un malessere più profondo, fatto di risultati mancati, progettualità incompiute e difficoltà nel ricambio. La delusione per l’assenza ai Mondiali ha avuto un peso inevitabile, ma il nodo vero è più ampio: la sensazione, sempre più diffusa, che il calcio italiano abbia bisogno di una guida capace di ricostruire fiducia, metodo e credibilità, dentro e fuori dal campo.

Il 22 giugno il voto che può cambiare la FIGC

La data fissata per l’elezione del nuovo presidente, il 22 giugno, diventa ora il passaggio decisivo per capire quale direzione intenda prendere la federazione. Non sarà soltanto una questione di nomi, ma di visione. Chi arriverà alla guida della FIGC dovrà presentarsi con un profilo autorevole e con una linea chiara su Nazionali, riforme, settore giovanile e rapporti tra le componenti del sistema. Il voto, insomma, non servirà solo a riempire una casella, ma a definire una strategia.

La priorità: riportare stabilità e prospettiva

Il nuovo presidente erediterà una fase complessa, in cui serviranno meno slogan e più scelte riconoscibili. La priorità è restituire stabilità istituzionale, ma anche riaprire un orizzonte credibile per il calcio italiano. La ferita lasciata dalla mancata qualificazione ai Mondiali pesa sul prestigio della Nazionale e sull’immagine dell’intero movimento. Per questo il passaggio del 22 giugno viene letto come un banco di prova immediato: non soltanto per scegliere un successore, ma per capire se la FIGC sia davvero pronta a cambiare passo.