Grillo indagato a Milano e a processo a Livorno ora la pensa come Berlusconi. E Tg1 e Tg3 censurano la notizia

Grillo indagato

La vicenda giudiziaria per certi versi è comica: una di quelle situazioni che Beppe Grillo raccontava nelle sue perfomances, quando ancora non faceva il leader politico. Il fondatore del M5s in poche ore risulta indagato dalla procura di Milano e rinviato a giudizio dalla Procura di Livorno per avere aggredito un giornalista. Due grane non da poco per il M5s, a pochi giorni dalle elezioni per il Quirinale.

Piove sul bagnato per il comico genovese che proprio ieri ha appreso di essere indagato dai pm milanesi per un reato (il traffico di influenze illecite), inventato di sana pianta dai “giuristi” del M5s. Un reato introdotto dai grillini più ossessionati, dai giustizialisti della prima ora alla Marco Travaglio. E fa ridere che ora Grillo parli di “giustizia ad orologeria”, copiando le frasi degli avversari politici che da comico ridicolizzava.

Grillo indagato per un reato che hanno inventato i giustizialisti a 5 Stelle

Perché ha una sua comicità involontaria che Grillo finisca indagato da un pm che ha applicato una legge voluta proprio dai grillini. Peccato che i telespettatori Rai che non seguono il Tg2, l’unico che ha fatto vero servizio pubblico, siano rimasti per 24 ore all’oscuro della notizia. Al Tg1 e al Tg3, infatti, l’idea di dare la notizia delle indagini che riguardano il fondatore del Movimento 5 Stelle non era passata per la testa. Il motivo è facilmente intuibile: in molte stanze di viale Mazzini i grillini contano pesantemente e l’asse col Pd è diventata più che un asse, un’associazione a… censurare.

L’accusa mossa a Beppe Grillo dalla Procura di Milano lo vede coinvolto con l’armatore Vincenzo Onorato, che nel 2018 e 2019 avrebbe versato alla società di comunicazione di Grillo ben 120mila euro l’anno per divulgare sul web “contenuti redazionali” per il marchio Moby. Di fatto, secondo i pm, si tratterebbe di 240mila euro in cambio di una “mediazione illecita”. Il famoso “traffico di influenze” che è stato fortemente voluto dai Toninelli, i Bonafede e i Di Battista di turno. A proposito di Dibba: su La7 ha bocciato Draghi come presidente della Repubblica e, conseguentemente, anche i suoi colleghi del M5s disposti a votarlo.

Dibba affossa Draghi: nel M5s spunterà la suggestione Silvio?

“Oggi, in piena pandemia – ha detto Di Battista – con 400 morti. con Draghi presidente della Repubblica avremmo il quarto governo in quattro anni in un momento drammatico. Io mi vergognerei se fossi in Draghi, di abbandonare la nave”. Draghi colpito e affondato, dunque.

È vero che Di Battista ormai fa politica solo dai salotti tv o dal tinello di casa in streaming, ma il suo parere ha ancora un peso. E rispecchia comunque l’umore di una parte consistente dell’elettorato grillino. Quindi, se regge il teorema Dibba, neanche Draghi va bene. Vuoi vedere che alla fine il male minore per i pentastellati, nel segreto dell’urna, si chiama Silvio Berlusconi?  

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