Grillo torna da Fedez e il M5S trema: Conte ha conquistato il partito, ma non riesce a liberarsi del fondatore


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Beppe Grillo torna davanti a un microfono nel podcast di Fedez e la sola notizia della sua presenza basta a mostrare la fragilità del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte: il presidente ha conquistato il partito, ma non è riuscito a cancellare il peso politico, mediatico e giudiziario del suo fondatore.
L’intervista a Beppe Grillo non è ancora disponibile: sarà pubblicata lunedì 21 settembre, presumibilmente alle ore 13, sul canale ufficiale di Pulp Podcast. https://www.youtube.com/@Pulp_podcast/videos

Una fotografia riaccende la guerra

L’appuntamento è annunciato per lunedì 21 settembre a “Pulp Podcast”, il programma condotto da Fedez e Davide Marra. Dell’intervista, al momento, non si conoscono ancora i contenuti. Grillo potrebbe parlare di politica, futuro, tecnologia e della creatura che contribuì a fondare. Il dato politico, però, è già evidente: è bastata una fotografia con i due conduttori per riaprire una faida che Conte pensava di avere archiviato.

Il fondatore cacciato dagli iscritti

Nel dicembre 2024 gli iscritti approvarono per due volte l’eliminazione della figura del garante, mettendo Grillo fuori dalla struttura politica del Movimento. Conte vinse quella battaglia e trasformò definitivamente il M5S in una forza progressista costruita attorno alla propria leadership. Ma l’operazione non chiuse il conflitto. Il fondatore sconfitto nelle urne digitali è rimasto proprietario di una voce capace di scuotere la base e di oscurare, con una sola apparizione, l’intera dirigenza.

La causa che incombe sul simbolo

Lo scontro è arrivato anche davanti al Tribunale civile di Roma. Grillo e l’associazione genovese hanno rivendicato la titolarità del nome e del simbolo del Movimento 5 Stelle. La prima udienza, prevista per la fine di luglio 2026, è stata rinviata a gennaio 2027. Nessun giudice ha dunque ancora deciso chi abbia ragione. Conte continua a guidare il M5S e a utilizzarne regolarmente il contrassegno, ma la contesa resta aperta.

Da movimento collettivo a sfida personale

Il paradosso è difficile da nascondere. Il Movimento nato contro i partiti personali è oggi stretto nella lotta tra due uomini: Conte controlla l’organizzazione, Grillo conserva il racconto delle origini. Uno ha i gruppi parlamentari e la macchina politica; l’altro possiede ancora la capacità di trasformare un podcast in un caso nazionale. Nel mezzo rimangono gli iscritti, chiamati a scegliere tra il nuovo capo e il vecchio padre-padrone.

Le macerie della rivoluzione

A luglio Grillo aveva accusato il M5S di avere perso la propria identità e di essersi occupato delle poltrone invece del futuro. Conte gli aveva ricordato il sostegno al governo Draghi. Ora la battaglia riparte da uno studio televisivo, lontano dalle piazze e dalla promessa originaria della democrazia dal basso. Le Stelle volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Diciassette anni dopo, non sanno ancora chi possieda l’apriscatole.