Guerra Iran, benzina e gas alle stelle: petrolio verso 100 dollari, famiglie e imprese a rischio stangata

Guerra Iran

La guerra in Iran fa già sentire i primi effetti anche in Italia e in Europa. Si è già infilata nei distributori di benzina, nelle bollette del gas, nei conti delle imprese. Dopo l’escalation tra Stati Uniti, Israele e Teheran, i mercati dell’energia hanno reagito di colpo: il gas è volato fino al +40%, il petrolio è salito tra l’8 e il 9%. E gli analisti avvertono: se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse proseguire, il greggio potrebbe toccare i 100 dollari al barile. È uno scenario che pesa su famiglie e aziende, facendo preoccupare tutti.

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Gas in impennata ad Amsterdam: livelli da ottobre 2022

Sul mercato Ttf di Amsterdam, riferimento europeo per il metano, i future hanno superato la soglia dei 50 euro al megawattora, con un balzo che ha riportato i prezzi ai massimi dall’ottobre 2022. Nella giornata precedente il gas aveva già chiuso con un +39%, toccando un picco intraday di 49 euro. A innescare la corsa non sono stati solo gli attacchi incrociati tra Iran e i suoi avversari, ma anche lo stop annunciato da QatarEnergy dopo i raid che hanno colpito l’area industriale di Ras Laffan, il più grande hub mondiale per il Gnl. Un’interruzione che ha mandato un segnale chiarissimo ai mercati: l’offerta può restringersi in qualsiasi momento.

Dallo Stretto di Hormuz transita circa il 20% del petrolio globale e oltre il 30% del gas naturale liquefatto. Basta una minaccia di blocco per far scattare la speculazione. Il Brent europeo si è avvicinato agli 80 dollari al barile, mentre il Wti americano ha sfiorato i 75. Se la tensione non rientra, la soglia psicologica dei 100 dollari non è più un tabù. E ogni dollaro in più si traduce in un effetto immediato su trasporti, logistica e prezzi al consumo.

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Caro carburanti, il diesel corre più della benzina

Alla pompa gli effetti si sono già visti. La benzina è arrivata in media a 1,67 euro al litro, il diesel a 1,73 euro nel self service. Ma è solo l’inizio. Gli aggiornamenti dei listini seguono le quotazioni del greggio con estrema rapidità quando salgono. Molto meno quando scendono. Secondo le stime dell’Federconsumatori, il diesel oggi costerebbe quasi 10 centesimi in meno rispetto a quanto sarebbe giustificato da cambio e quotazioni internazionali. Questo significa che, per un automobilista medio, si ha una spesa di oltre 180 euro in più l’anno, tra rincari diretti e aumenti indiretti sui beni trasportati su gomma. E qui il tema si allarga. Oltre l’86% delle merci viaggia su strada. Se sale il carburante, sale tutto.

Borse in rosso, 300 miliardi bruciati in Europa

La tensione si è riflessa anche sui mercati finanziari. Le principali Borse europee hanno chiuso in calo: Madrid ha perso oltre il 2,5%, Francoforte e Parigi più del 2%, Milano quasi il 2%. In totale sono andati in fumo oltre 300 miliardi di euro di capitalizzazione sull’indice Stoxx 600. A Piazza Affari hanno sofferto soprattutto automotive e banche, mentre i titoli legati a energia e difesa hanno retto meglio, cavalcando il clima di incertezza.

Da Bruxelles la Commissione europea ha escluso “problemi immediati” per la sicurezza energetica dell’Unione, sottolineando che le scorte di gas sono intorno al 30% e in linea con i piani stagionali. Ma il mercato ragiona sulle aspettative, non solo sulle scorte attuali. La parola chiave, ora, è volatilità. Finché il conflitto tra Iran e i suoi avversari resterà acceso, i prezzi dell’energia continueranno a muoversi in modo brusco. E ogni scossone si scaricherà su bollette, carburanti e inflazione. La guerra è lontana migliaia di chilometri. Ma il conto, ancora una volta, rischia di arrivare a casa nostra.