I clandestini continuano ad arrivare. Fermarli al limite delle nostre acque e riaccompagnarli indietro

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Quarto sbarco – a partire dalla mezzanotte – a Lampedusa. Un barchino con 35 persone a bordo è stato intercettato nelle acque antistanti l’isola dalla Guardia di finanza. Anche loro come 108 arrivati nelle scorse ore sono stati condotti nell’hotspot di contrada Imbriacola, dove ci sono oltre 1.300 ospiti a fronte di una capienza di 350 posti. E’ corsa contro il tempo per svuotare l’hotspot. La struttura è ormai al collasso. A fronte di una capienza di 350 nel centro ci sono circa 1.340 ospiti. Complici le condizioni meteo favorevoli, infatti, si susseguono a pieno ritmo gli sbarchi con le motovedette della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza impegnate senza soluzione di continuità. La Prefettura di Agrigento, d’intesa con il Viminale, lavora ai trasferimenti per alleggerire la pressione sul centro.

Hotspot pieno di clandestini: è emergenza continua

Stamani in 110 hanno lasciato l’hotspot per essere imbarcati sul traghetto di linea in direzione Porto Empedocle. Stessa sorte in serata toccherà ad altri 80 migranti, mentre per 90 circa è stato disposto il trasferimento a bordo di una motovedetta. Ma il carburante chi lo paga? E l’affitto dei traghetti di linea? E il personale addetto? Poi la gestione degli hotspot dove sono e quelli dove andranno? I triage sanitari che i clandestini ricevono immediatamente dopo essere sbarcati illegalmente? Pensare che noi dobbiamo fare code lunghe giorni, settimane o anche mesi prima di ricevere una prestazione sanitaria. Tutto ciò non può andare avanti, sono decine di milioni di euro che partono che potrebbero essere usati per gli italiani. Occorre fermarli prima che arrivino.

Il decreto Ong mira a ridurre le partenze

“Il decreto Ong rispetta il diritto internazionale e ha l’obiettivo di contribuire a evitare le partenze e quindi il rischio di morti in mare. L’attività delle Ong nel Mediterraneo, che consiste nell’intercetto e nel recupero sistematico e non occasionale di migranti in partenza dalle coste africane, incoraggia le traversate, favorendo l’immigrazione clandestina e il business degli scafisti”. Lo afferma il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro. “Per questo l’Italia pone delle regole chiare. Se le navi salvano delle persone da un naufragio devono subito portarle nel porto indicato dalle autorità italiane (e perché italiane? ndr) tenendo conto anche della capacità di accoglienza dei territori. Non possono tenerle a bordo continuando a fare salvataggi (sic) e trasbordi finché non si raggiunge la massima capienza, comportandosi a tutti gli effetti da taxi del mare a supporto dell’immigrazione illegale”.

Le Ong incoraggiano i clandestini a partire su barche inidonee

“Sulla rotta proveniente dalla Tripolitania, su cui si concentra l’attività delle navi – sottolinea il sottosegretario – oltre un terzo degli immigrati viene traghettato dalle Ong. L’effetto incentivante delle partenze è evidente. I dati mostrano un numero maggiore di arrivi in concomitanza della presenza di navi Ong nel Mediterraneo, mentre le traversate si riducono quando le navi non sono presenti. Il decreto punta garantire sempre l’incolumità delle persone prese a bordo, assicurando allo stesso tempo la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica” conclude Ferro.

Prisco (FdI): basta con la tratta degli esseri umani

“Le nuove regole per le Ong che solcano il Mediterraneo servono a dire basta alla tratta di esseri umani. E’ chiedere troppo se l’Italia pretende che si rispettino le regole del diritto internazionale, impedendo ad alcune organizzazioni di facilitare l’immigrazione clandestina facendo la spola con gli scafisti? Il diritto internazionale non prevede infatti la raccolta organizzata e diffusa. Piuttosto sancisce che se durante la navigazione incontri dei naufraghi sei tenuto a raccoglierli e portarli in salvo: e questo è proprio l’orientamento del Governo”. Così il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco di Fdi.

“Con l’entrata in vigore del decreto, cambia l’approccio al problema. Chi rischia davvero la vita in mare deve essere ovviamente aiutato ma no ai salvataggi multipli da parte di navi che tornano in porto solo quando sono a pieno carico. Se si incontrano dei naufraghi, essi vanno portati subito in salvo. Altro aspetto determinante è che da ora in avanti le navi saranno passibili di controlli e dovranno svolgere attività coerenti con quelle per cui sono registrate.

Una nave commerciale non può fare la spola per raccogliere gruppi di illegali

Una nave commerciale difficilmente potrà essere usata per fare la spola in mare per raccogliere gruppi di migranti. Inoltre, in ogni caso lo screening delle persone tratte in salvo va fatto a bordo delle navi, in maniera da fornire sin da subito alle autorità italiane le informazioni utili sulla provenienza e sullo status dei naufragi già al momento dell’arrivo in porto, a garanzia della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”.