I commercialisti furiosi: rinviare le scadenze o disobbedienza fiscale

Giorgia Meloni commercialisti

Il governo respinge le richieste di proroga delle scadenze in maniera ottusa, i commercialisti minacciano lo sciopero. Meloni furiosa: “Stiamo per affrontare una crisi epocale e il governo blocca la proroga per i versamenti. La gestione dei sostegni economici è stata disastrosa e la mannaia che Conte e Gualtieri stanno per calare è una scandalosa beffa. La famosa potenza di fuoco era quella contro gli italiani?”. Lo scrive su Twitter la leader Fratelli d’Italia.

La Meloni al fianco dei commercialisti

Le fa eco Sestino Giacomoni, vicepresidente della Commissione Finanze alla Camera e membro del coordinamento di presidenza di Forza Italia. “Di fronte a un governo miope e insensibile alle difficoltà oggettive di chi deve fare tutti i giorni i conti con una crisi tremenda causata dalla pandemia da Covid-19 l’unica alternativa è la disobbedienza fiscale. Le associazioni sindacali dei commercialisti con coraggio e coerenza hanno annunciato delle iniziative, l’auspicio è che lunedì prossimo nessuno ottemperi agli obblighi delle scadenze”.

Il governo vuole una rivolta dei contribuenti?

E aggiunge: ”Uno Stato democraticamente maturo – prosegue – deve essere anche Stato leale, corretto, onesto ed equo con i propri contribuenti, se ciò non accade è bene che questi prendano in considerazione ogni opportunità, anche quella di non pagare le tasse. Forse, solo a seguito di una vera e propria rivolta pacifica del buonsenso chi governa sarà costretto ad aprire gli occhi e a fare i conti con la realtà”. “In modo incomprensibile il governo ha respinto tutti gli emendamenti di Forza Italia volti a prorogare le scadenze fiscali alla fine del 2020”.

I commercialisti pronti allo sciopero

Ma i commercialisti sono i più furiosi di tutti. ”Di fronte alle ripetute e più che motivate richieste di proroga dei versamenti del 20 luglio avanzate dai commercialisti, il governo ha opposto un no che sembra al momento irrevocabile, oltre che incomprensibile”. E’ quanto affermano in una nota congiunta il Consiglio nazionale e tutte le sigle sindacali dei commercialisti (Adc, Aidc, Anc, Andoc, Fiddoc, Sic, Unagraco, Ungdec, Unico). “A questo punto diventa per noi inevitabile valutare concrete azioni di protesta della categoria, tra le quali non escludiamo lo sciopero.

Governo costretto alla marcia indietro

Siamo peraltro convinti che il governo si stia esponendo a una magra figura, perché, tanti meno saranno i contribuenti che autonomamente sceglieranno di non versare il 20 luglio o il 20 agosto con maggiorazione dello 0,4%, tanto più sarà inevitabile per il governo fare marcia indietro e riaprire i termini di versamento senza sanzioni fino al 30 settembre, come già avrebbe dovuto fare. L’ascolto delle nostre più che ragionevoli richieste era il minimo che ci si potesse aspettare. Così non è stato. Ne prendiamo atto”.

Scelta dissennata non consentire il rinvio

I commercialisti sottolineano come assistano la gran parte delle imprese italiane, “forse più di chiunque altro abbiamo il polso della situazione reale in cui versano. Non consentire con il rinvio dei versamenti una boccata d’ossigeno a realtà in gravissima crisi di liquidità può tramutarsi in una scelta dissennata, che rischia di tagliare le gambe a chi sta faticosamente tentando di rimettersi in piedi. Rendendo concreto l’allarme per un’emergenza sociale che in autunno potrebbe assumere aspetti preoccupanti”.

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