I medici avvisano la politica: intervenire subito sulla sanità, altrimenti andremo a fondo
La sanità italiana “oggi è un malato ancora curabile, ma senza interventi la vedo dura”. E’ il monito rilanciato in un’intervista a La Stampa dal presidente della Federazione nazionale Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli. “Qualcuno – osserva – ha pensato che un Servizio sanitario nazionale fatto da burocrati avrebbe funzionato. Dimenticando che la sanità la fanno i professionisti. Siamo andati avanti con una logica aziendalistica che ha privilegiato la spesa per beni e servizi anziché sul personale, per il quale vige il tetto ancorato del 2004 diminuita dell’1,4%. E’ mancata la volontà di assumere”, perché “per i medici di famiglia un vincolo di spesa non c’è” eppure “ce ne sono 6mila in meno”. E “fra 5 anni, tra gli 11mila che andranno in pensione e quelli che stanno abbandonando per le cattive condizioni di lavoro, ne avremo persi 20mila”.
Tornare alla centralità dei professionisti
“Prima avevamo un medico di famiglia ogni mille assistiti – ricorda Anelli – poi siamo passati a 1.300, con la possibilità di arrivare a 1.500. In alcune zone della Lombardia a 2.200. Se aggiungiamo il peso della burocrazia, il sistema non regge più”. “Va abrogato quell’anacronistico tetto di spesa e vincolata una quota del Fondo sanitario alle assunzioni”, insiste il presidente dei medici italiani. E cita il capo dello Stato: “Quando il presidente Mattarella il 2 giugno chiamò a sfilare i medici e gli infermieri – rammenta – mandò un segnale chiaro sulla centralità dei professionisti per garantire il diritto alla salute. Ma oggi non mi sento di dire che sia stato colto dalla politica”.
Manca il personale della sanità. le attrezzature non bastano da sole
In merito alla riforma della sanità territoriale disegnata dall’ex ministro della Salute, Roberto Speranza, Anelli commenta. “Le Case di comunità che dovrebbero assicurare l’assistenza diurna e gli accertamenti di primo livello possono essere affidate ai medici di famiglia. Il problema è che manca il resto del personale: infermieri, assistenti sociali, riabilitatori, psicologi e ostetriche. I soldi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, “non possono essere utilizzati però per assumere, sono vincolati a edilizia e macchinari. Ma la sanità la fanno i professionisti, le Tac da sole non funzionano”, ribadisce il numero uno della Fnomceo.
Se le liste di attesa sono lunghe, ci si può rivolgere ai privati
Quanto ai tempi di attesa, una legge dà diritto ai cittadini di rivolgersi al privato pagando il ticket se le liste sono più lunghe del consentito. Perché è spesso inapplicata? “Perché i siti delle Regioni – risponde Anelli – sono riportano spesso tempi di attesa nella norma, ma non veritieri, perché illecitamente si chiudono le agende di prenotazione. E anche perché nelle Asl nessuno si cura di offrire il modulo per rivolgersi al privato”. Il presidente degli Ordini dei medici propone dunque di “istituire in ogni Asl un difensore civico e inserire tra le cause di decadenza dei direttori generali anche il mancato rispetto di diritti come questo”.
Nella manovra non è stato fatto abbastanza per la sanità
Infine la Manovra, nell’ambito della quale il Governo ha respinto un emendamento caldeggiato dal ministro Schillaci, che stanziava 10 milioni in più per l’oncologia. “Schillaci è uno di noi, sa quali sono le esigenze della sanità”, rimarca Anelli, però “dovrebbe cercare di più il nostro supporto di quello dei partiti”. Il consiglio al ministro è di dare “un riconoscimento ai medici dei pronto soccorso, aumentare le borse di studio in medicina generale e consentire ai giovani che l’hanno vinta di lavorare subito, affiancati da tutor. Sarebbe una risposta immediata alla carenza dei medici”.